Peugeot 205 Turbo 16: l’ammazza rally francese per eccellenza.

“Non fermate lo sviluppo solo perché stiamo vincendo”. Così la Peugeot, nel 1985, sbeffeggiò Audi senza pensarci due volte, poiché le dava filo da torcere, facendole mangiare la polvere con la stessa velocità con cui io riesco ad aprire e finire un intero barattolo di Nutella da mezzo chilo.

Ovvero nel giro di nulla.

24 settembre 2021| scritto e pensato dalla mente malata di A.Picone | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry
È così tranquilla, ma al tempo stesso così aggressiva…
Quella scritta, quella maledetta scritta…

Forse già dalle prime righe, avrete capito il periodo in cui ci troviamo. Esatto, ragazzi, siamo tornati a rivivere – almeno per coloro che sono nati prima degli anni Ottanta o al massimo nella prima metà del decennio in questione – l’apice del successo della storia del rally: la famigerata categoria Gruppo B.

Ora, diverse vetture sono diventate leggenda in quel periodo, ma la mia preferita in assoluto (e ammetto di essere un po’ di parte) è la Peugeot 205 Turbo 16, guidata da Ari Vatanen e Timo Salonen. Potrei parlarvi esclusivamente della versione stradale, come potrei parlare di quella da competizione, ma per quanto mi riguarda non sembrerebbe giusto parlare di una trascurando l’altra. Perciò, vi racconterò la storia di entrambe.

Ari Vatanen
Timo Salonen

Piccola premessa: per poter competere nel Gruppo B, ogni marchio doveva produrre un numero minimo di esemplari per ottenere l’omologazione nella categoria.

Nel caso della Peugeot, nel 1984 sono stati prodotti un totale di duecento esemplari di T16 stradali color grigio scuro. Di questi duecento, soltanto trenta sono stati verniciati di bianco. Probabilmente avevano finito il grigio e hanno deciso di usare il primo barattolo di vernice che avevano davanti ai loro occhi, chissà.

E dai accelera, voglio riscaldarmi!
Bianca o grigia?

Ma alla fine della fiera, resta una vettura da corsa a tutti gli effetti, con un solo piccolo dettaglio: in Peugeot decisero di “strozzarla” un pochino, per cercare di non uccidere quei pochissimi fortunati acquirenti che avevano la possibilità di permettersi un mostro delle corse. A capo del progetto c'era una figura di assoluto rilievo, che di lì a qualche anno sarebbe diventata molto popolare qua in Italia: Jean Todt, allora direttore della Peugeot Talbot Sport. Il propulsore, un quattro cilindri sedici valvole da 1775 cc turbocompresso dotato di doppio asse a camme in testa, era in grado di erogare ben 200 CV inferociti ed era abbinato ad un cambio manuale a cinque marce. Semplicemente fuori di testa per l’epoca. Praticamente hanno copiato – seppur parzialmente – la soluzione tecnica adottata sulla Renault 5 Turbo, modificando qualche piccolo dettaglio.

Se è porno, levo...

Il peso piuma - siamo sotto la tonnellata -, la trazione integrale permanente ed il telaio monoscocca fanno della Bête du Gévaudan (creatura mitologica francese che uccideva o feriva gravemente le sue vittime) una delle vetture francesi meglio riuscite nella storia. Quanto agli interni… beh, diciamo che si sono sforzati il minimo indispensabile per renderli quanto più civili possibili. L’unico dettaglio di rilievo sono i sedili - a parte quelli in tessuto presenti nella maggior parte degli esemplari - in pelle, che sono più rari di una Alfa Romeo Alfasud senza ruggine.

Trasudano gli anni ’80 da tutti i pori.
Per mettere il logo gigante sul sedile, deduco fossero a corto di idee.

Se la Bête du Gévaudan in versione stradale era impossibilitata a dare il meglio di sé, nella versione da competizione prende vita in un modo a dir poco esagerato.

Ora, esistono due versioni della T16 da rally: la EVO 1 e la EVO 2.

Pura bellezza francese.

Per quanto riguarda la EVO 1, non c'è molto da dire: non è altro che la versione stradale con qualche lieve modifica: il motore è stato potenziato fino a 350 CV con l'adozione di una turbina KKK portata a 1.4 bar, a differenza di quella presente sulla versione stradale, che era impostata a 0.7 bar. Già così è roba da far girare la testa, difatti quando la vettura affrontava i salti sembrava quasi decollare, manco fosse un F16.

Pensate che lo sviluppo della T16 da rally sia terminato? Beh… non avete ancora visto la sua diretta evoluzione, la EVO 2, che è tutt’altra cosa. La turbina KKK è stata sostituita con una Garrett che permette alla bestia di sprigionare circa 560 tremendi cavalli da corsa su di un peso poco superiore ai nove quintali. Inoltre, allo spoiler posteriore di dimensioni esagerate che aveva il compito di risolvere il problema della stabilità in aria, aggiunsero anche un nuovo paraurti anteriore più aerodinamico per renderla ancora più agile.

Credevo fosse un’auto da rally, non un lanciafiamme

In molti definiscono la 205 Turbo 16 il “canto del cigno del Gruppo B”. A me piace chiamarla in un modo diverso e più in linea col marchio francese: “Il ruggito del leone del Gruppo B”. Credo sia decisamente più figo.

Adesso la domanda sorge spontanea: sono tentato dall'acquisto di una Peugeot 205, anche la versione più scarna che ci sia sul mercato? Beh, sì, direi di sì. E di una GTI, magari 1.9? Beh, qui non rispondo nemmeno. Immagino voi sappiate già quale sia la mia risposta al riguardo.

Ah, possibilmente nera, grazie.

Eccola qui, proprio uguale a quella dei miei sogni. Erotici. Ma su quattro ruote.

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