suzuki swift sport hybrid

- l'alternativa alternativa -

”...non c’è mai un momento in cui la Hybrid sembri davvero felice di essere spremuta. Diciamo che mi sopporta, accompagnando il tutto con una voce un po’ infastidita, come mia madre quando brontola ma non vuole sentirsi dare dell’impicciona. Il ritmo comunque non è male, solo che non mi sento “preso” dall’esperienza. Continuo a chiacchierare con Alberto, il proprietario, che di solito non è mai un buon segnale quando si spinge con un’auto. E’ come parlare del più e del meno mentre si tro… si dorme con la fidanzata. Insomma, non è un buon segno…”

Dopo la prova a tratti stupefacente della Suzuki Swift Sport Z33C, abbiamo deciso di approfondire il concetto sportivo di Suzuki, testando la Sport Hybrid, ultima evoluzione della compatta giapponese. Primo, per capire quanto le modifiche dell’auto in test ne avessero migliorato il comportamento e, secondo, quanto il modello Hybrid fosse diverso.

03 maggio 2022
| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Sebastian Iordache

Le cose stanno così: dopo la prova della Suzuki Swift Sport XC33S (qua trovi la nostra prova) ci è rimasto qualche piccolo dubbio sulla piccola pepata di Hamamatsu. Che non è un personaggio di Tekken, ma una città nella prefettura di Shizuoka, in Giappone. Momento cultura finito, torniamo ai nostri dubbi. Durante il test, la Sport è stata stupefacente per efficacia e capacità, anche se un po’ troppo “trattenuta” nel divertimento puro. Troppo seria, per farla breve. Ma, per onestà, va detto che la vettura in test era stata modificata per tirarne fuori il meglio. Quindi, prima di consigliare a tutto il mondo di acquistare una Sport, non sarebbe più corretto che ne provassimo una originale? Vero che siamo dei bravi ragazzi? Forse, però, testare due Suzuki a pochi giorni una dall’altra potrebbe essere noioso. Beh, dipende. L’ultima Swift Sport, uscita nel 2021, ha un talento nascosto, un piccolo cuoricino elettrico che aggiunge coppia e potenza ai bassi regimi (53 Nm e 13,6 cavalli) al leggermente meno potente 1,4 Boosterjet (129 cv al posto di 140…), creando una piccola pepata ibrida, anzi “Hybrid”, che fa figo e non impegna. Scorrendo la cartella stampa di Suzuki leggo che anche l’assetto è stato rivisto con molle e ammortizzatori più rigidi, in particolare al posteriore. Tutto ciò, dichiarato nero su bianco, per rendere il posteriore meno mobile. Ho un brivido. Chi la vuole una piccola pepata con il posteriore poco mobile, tenendo conto che la Sport testata aveva già il posteriore incollato a terra? Quindi sì, eccoci qua ad approfondire il discorso Swift Sport come nemmeno Piero Angela quando si gioca il "lavare i piatti del cenone" all'ultima domanda di Trivial Pursuit.

Impressioni a ruote ferme

Partiamo dalle cattive notizie: quella leggerezza miracolosa della Sport “normale” è, in parte, andata perduta. Dai meravigliosi 985 kg della Sport ai più normali 1020 kg della ibrida. Sto già sbuffando. Esteticamente cambia praticamente… nulla, scritta “Hybrid” sul baule a parte, ma devo dire che in questo bel rosso rubino metallizzato non è affatto male. Quindi: frontale ben riuscito, aggressivo il giusto grazie all’ampia presa d’aria frontale ed ai fari accigliati, posteriore dal doppio scarico aggressivo ma non troppo e vista laterale un po’ insipida, nonostante le minigonne in carbon look. I futuristici cerchi in lega da 17 pollici, gommati 195/45, sembrano un po’ perdersi nei passaruota a causa di un ET troppo generoso e dell’assetto davvero troppo alto. Posso fare una domanda? Perchè non scegliere un cerchio a filo con i passaruota, che per altro sono piacevolmente allargati? Cosa avete negli occhi, cari Suzuki stylist, le fette di sushi? Detto ciò la Sport Hybrid è un’auto onesta, semplice e curata, che tiene duro, durissimo e non si concede alcun tocco sbruffone di quelli che tanto fanno godere gli “uomini marketing” delle grandi case. Nessun faro a forma di spada laser, nessun terminale quadruplo che scoppietta al minimo, niente paraurti alla Mazinga.

Idem per gli interni: è identica alla Sport tutta casa e benzina verde. I sedili sono comodi e belli da vedere, montati abbastanza in basso e contenitivi il giusto. Il volante multifunzione a tre razze è posizionato ottimamente e la strumentazione è leggibile e chiara. Tutto sembra mantenere una solida base analogica, il che è strano se consideriamo che, di solito, a bordo delle auto “Hybrid” ci si sente come in un negozio di elettronica a Tokyo. Il tocco hi-tech è rappresentato dalla striscia nera-rossa dalla particolare texture (piccoli triangoli neri sovrapposti) che attraversa il cruscotto e le portiere. Ok, c’è anche nella versione non Hybrid, ma qua sembra essere più in linea con la novità “energetica” rappresentata dal motore elettrico. Come ho già detto nel test della Sport liscia, l’atmosfera immediata di questo prodotto mi piace. E’ onesta, pronta al divertimento senza dover prima leggere un noioso manuale di istruzioni, anche se non posso fare a meno di pensare che agli uomini Suzuki sia mancato un pò di coraggio: un assetto più basso ed un gruppo ruota più aggressivo avrebbero reso immediatamente più cool e giocherellona la piccola Swift. Sul serio, chi vuole una piccola sportiva seriosa e composta?

Su strada

L’auto del test è praticamente nuova, ha solo 5000 km sul groppone e gomme Continental lucide e perfette, appena installate dopo le invernali. Forse è ancora da “slegare” un po’, in particolare per quel che riguarda il cambio che sembra un po’ troppo contrastato, salvo poi “tirar dentro” il rapporto una volta passato il punto morto iniziale. Nonostante la strada di oggi sia tutto tranne che semplice, la Sport fluttua sull’asfalto, gestendo dossi e buche senza battere ciglio, quantomeno in questa prima fase di presentazione. L’assetto, rivisto da Suzuki proprio in occasione dell’uscita della Hybrid, permette un leggero rollio iniziale ma risponde in modo molto composto ai colpi della strada. Sembra tutto ok, quindi, vero? Sì e No. Cioè, tutto funziona bene ma, anche adesso che inizio a solleticare un po’ di più il motore, nell’abitacolo non arriva alcun rumore, se non una sorta di brontolio lontano.

Provo, in 2°, a capire cosa aggiunga il sistema Hybrid all’esperienza Sport. Acceleratore giù, il piccolo 1,4 risponde con una discreta spinta appena superati i 2000 giri\minuto. Beh, non male, ma continuando ad insistere sembra quasi infastidito e la spinta, una volta oltrepassati i 4500 giri\minuto, si plafona completamente. Strano, perchè i 129 cv promessi dalla scheda tecnica dovrebbero arrivare a 5500, eppure all’atto pratico non sembra avere molto senso insistere con il gas, anzi. Questo, unito ai rapporti lunghi, limita la sensazione di trovarsi alla guida di una piccola pepata, dando più l’impressione di una vettura adulta e pacata. Ma, visto che davanti a me la strada sembra un nastro buttato a caso sul fianco di una montagna, continuo a provarci. Lo sterzo è molto servoassistito e forse un po’ troppo leggero, ma, tralasciando il piccolo punto morto centrale, risulta intuitivo e piacevole da usare.

Freno con forza prima di una stretta a destra, sento le quattro frecce accendersi poco prima di rilasciare il pedale centrale ed inserire, la Swift mi asseconda rollando un pochino ma trovando un sicuro appoggio sulle ruote esterne. Sembra quasi che gli ammortizzatori siano tarati per cedere un pochino nella prima fase, quasi per non mostrarsi troppo “decisi”, per poi opporre una resistenza più sostenuta nel momento in cui gli si chiede di più. Non è una brutta impostazione, anzi, e mi solleva dal curarmi di dossi e compressioni lasciandomi così libero di tenere il pedale dell’acceleratore ben premuto sul tappetino, che è esattamente ciò che una piccola sportiva deve permetterti di fare su una strada come questa. Peccato che, per quanto io insista sul gas, non c’è mai un momento in cui la Hybrid sembri felice di darci dentro. Diciamo che mi sopporta, accompagnando il tutto con una voce un po’ infastidita, come mia madre quando brontola per una mia scelta ma non vuole sentirsi dare dell’impicciona. Il ritmo oggettivamente non è male, solo che non mi sento “preso” dall’esperienza. Continuo a chiacchierare con Alberto, il proprietario, che non è mai una buona cosa quando si spinge con un’auto sportiva. E’ come parlare del più e del meno mentre si tro… si dorme con la fidanzata. Insomma, non è un buon segno, se si parla di chimica. Faccio inversione con la chiara intenzione di smettere di parlare, ma prima spengo tutti i controlli, premendo semplicemente i tasti alla sinistra del piantone del volante. Che bello avere tutto a portata di mano. Non che ne senta il bisogno, ma chi lo sa, magari sono settati così bene da rovinare il divertimento senza farsene accorgere, tipo Ninja della Noia. Insomma, ce la metto tutta, ma ora che siamo in salita il Boosterjet sembra ancora più contrariato.

C’è comunque del buono: nei tornanti più stretti, nonostante la velocità sia bassa ed io tenga la 2° per non maltrattare troppo l’auto, la coppia immediata generata dall’elettrico ci “porta fuori” dove con altre auto sarei obbligato a scalare in 1°. Non male, in particolare se ti trovi in compagnia con qualcuno facilmente impressionabile ma tu non vuoi rinunciare a tenere un buon ritmo. Nelle curve a vista, sfruttando la capacità di assorbimento delle sospensioni, imposto traiettorie più aggressive ed arrivo ai punti di frenata con più decisione. Così, quando premo sul pedale centrale, il beccheggio è più forte ed il posteriore, scarico, sembra sul punto di serpeggiare un pochino. Vorrei lo facesse, ma si trattiene con le unghie e con i denti dal divertirsi sul serio, esattamente come quando entro in una curva a destra con i freni spremuti fino al punto di corda: l’asse posteriore si alleggerisce, ci siamo quasi, ma alla fine non cede. E’ un peccato, perchè la Swift è un’auto leggera e sono sicuro che qualche grado in più di mobilità dell’asse posteriore potrebbe essere gestito senza troppi patemi d’animo. A quanto pare, però, in Suzuki hanno voluto giocare sul sicuro. Alla fine, tenta e ritenta, in una veloce a destra freno con forza sul punto di corda ed il posteriore scarta di lato di una spanna, nulla di più e così ha davvero poco senso perchè mi fa solo perdere scorrevolezza. Imposto un ritmo più arrembante e sfrutto tutta questa stabilità per portare più velocità in curva e accelerare sempre prima in uscita, sicuro che tutto verrà gestito. Già, perché persino senza differenziale autobloccante anche in accelerazione tutto resta sotto controllo. Certo, in 2° e in 3° ogni tanto la coppia sconfigge le Continental, ma sono solo attimi, sfumature. Il sottosterzo di potenza che ne consegue è innocuo e controllabile tanto che non faccio nulla per evitarlo, aumentando un po’ la sterzata alla bisogna senza alleggerire l’acceleratore. C’è da dire che questo grado di sicurezza è impressionante, lasciandoti procedere ad un ritmo serrato per chilometri e chilometri senza che questo affatichi o ti faccia sentire un po’ troppo esuberante, per così dire.

E’ un bene non sentirsi troppo “eccitati” alla guida di una piccola sportiva? Non saprei, ma è giunto il momento di lasciare la Hybrid per le ultime foto della giornata, così accosto.

Considerazioni finali

Lo dico subito, la Swift Sport Hybrid mi è sembrata un’auto completamente diversa dalla Sport che ho testato qualche giorno fa. Quell’esemplare, indubbiamente anche grazie alle modifiche del proprietario, sembrava sì seria e composta, ma anche efficace e professionale, una specie di coltellino svizzero multiuso su ruote. Era leggera, agile e, anche se mi sono lamentato di una certa “secchionaggine” nell’atteggiamento, mi aveva impressionato per la qualità della guida espressa. La Hybrid, invece, sembra un prodotto per gente diversa. Il motore endotermico sembra aver perso molto di più, a livello di carattere, di quanto dicano gli 11 cv in meno riportati sulla scheda tecnica. Se la medesima accoppiata Boosterjet-elettrico la troviamo, nella stessa identica configurazione, anche sul Vitara, beh, qualcosa dovrà pur dire. Ad una prima impressione, grazie all’elettrico, sembra sempre prontissimo a spingerti fuori dalle curve, ma non vi fate ingannare: è tutto qua, una volta portato su di giri si trova a disagio e poco propenso al divertimento. Una piccola sportiva dovrebbe strapparmi sempre un sorriso, dovrebbe essere una specie di cucciolo sempre in cerca di momenti di gioco. A volte forse anche un po’ goffa, ma mai scontata o trattenuta. Ecco, la Hybrid non è mai così spontanea. E’ adulta, controllata e poco incline al divertimento, più camminata sul lungomare che corsa sulla spiaggia, se così si può dire. Puoi chiaramente sentirle ripetere al cretino dietro al volante (io, nella fattispecie): “Smettila di fare il bambino, cresci”!

Come direbbe il buon John Rambo, cara Hybrid: “non è finito niente, niente, non è un interruttore che si spegne!

Un grande ringraziamento ad Alberto ed a suo papà per averci prestato la Swift Sport Hybrid, a Suzuki Italia ed Andrea per averci permesso di trovare un esemplare così in forma. Grazie davvero a tutti voi, è stato un bel test.

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