Porsche Cayenne V8

- Porsche Cayenne e una cava. ah, Ecco a cosa servono i suv! -

”...L’improvviso stringersi della carreggiata aumenta a dismisura la sensazione di velocità, con la poderosa cassa che ondeggia sugli ammortizzatori e gli pneumatici che sparano sassi dietro di noi. Fantastico, un assaggio di quello che dev’essere correre a tutto gas per km e km in mezzo ai paesaggi rocciosi durante una Dakar. Sono già decisamente soddisfatto. C’è una grossa discrepanza tra l’aggressività liberatoria di ciò che stiamo facendo e la raffinatezza del comando del cambio e dello sterzo, che sono sempre molto pacati e morbidi. E’ come veder ballare la Bestia, quello che si innamora della Bella, avete presente? Peloso, con grossi artigli, un vocione da orco ma sempre vestito a puntino e con le scarpe a punta. Ecco, questo mezzo mi ricorda proprio la Bestia, per la sua doppia anima…”

L’unico modo per farci assaggiare un SUV, su queste pagine, era legare il test ad un’esperienza. Portare in una cava un grosso Cayenne V8 manuale può bastare?

Direi di si.

5 aprile 2022| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Sebastian Iordache

Ho imparato a non dire più “non farò MAI questa cosa…”, elevandomi a paladino di qualche fisima, sventolando la bandiera come il peggiore degli ultras. Quando ormai quasi due anni fa ho co-fondato Ruggine Magazine ho tenuto a precisare che non avrei mai testato un SUV. Da anni vado in giro blaterando di mezzi divertenti da guidare, immersivi, di auto che ti fanno scendere con le gambette molli e pieni di momenti da raccontare. Resto tuttora fermamente convinto che non esista un SUV in grado di fare tutto questo. Perché, semplicemente, la fisica non si batte. Cerchi enormi, gomme da supercar, freni carboceramici, assetti ad hoc, elettronica da Shuttle e motori da centinaia e centinaia di cavalli non cambiano il fatto che se lanci in curva un oggetto da 2000\2500 kg, con il baricentro alto come me e l'aerodinamica di un monolocale, quello che otterrai è un qualcosa di goffo e fuori contesto. Un po' come un lottatore di Sumo che balla. Che magari balla bene, ma resta un lottatore di Sumo che muove le chiappe, sicuramente non una ballerina aggraziata. Oltre a tutto ciò, è anche uno spreco di risorse inutile, per il solo capriccio di far andare forte qualcosa che, per sua stessa natura, non sa farlo. Eppure sto per raccontare di una delle giornate più divertenti della mia vita da arrugginito ed una delle due protagoniste di questa storia è, per l’appunto, un SUV. Non uno qualunque, ma proprio QUEL SUV, quello che per primo ha illuso il portatore sano di risvoltino che ci potesse essere della sportività dentro ad un fuoristrada vestito a festa: la Porsche Cayenne primissima serie, la 955. L’altra protagonista è lei, sua maestà la cava: grazie ai ragazzi di Cavit abbiamo avuto a disposizione il parco giochi più polveroso della storia, ma non per questo meno divertente. Anzi, tutt’altro.

Impressioni a ruote ferme

Nikolai è una persona interessante. Al contrario di quello che si possa immaginare, è molto vicino alla nostra concezione motoristica. Ha in garage una Lotus Elise 111R, c’è bisogno di aggiungere altro? Si, forse si, perchè ha anche una Golf GTI V serie preparata per un attacco zombie, ma questa è un'altra storia. Insomma, è sempre stato uno da vetture leggere, quelle tutte handling, staccate al limite e velocità di percorrenza. Ha comprato un SUV come mezzo “...per portare in giro i cani e divertirsi un po’...” ma evidentemente ha anche un gran senso dell’umorismo, perché come fuoristrada ha cercato una Porsche Cayenne V8 manuale. Quando l’ha trovata, è partito con l'idea di renderla il più zombie approved possibile. Kit rialzo, cerchi Braid Dakar con pneumatici all-terrain, paraurti tagliati, interni semplificati e una granata come pomello del cambio, così realistica che nell’utilizzarla ho fatto molta attenzione a non togliere la spoletta, che non si sa mai. Sapete cosa vi dico? Sarà per il tonante V8, sarà per le dimensioni di questo affare nero e arancione, o perchè nell’attesa ho fatto il cretino sulla ghiaia con la mia povera Punto di appoggio (santa subito), ma sul mio viso spunta un sorriso ebete dal primo momento. L’atmosfera è magica, basta osservare Seba e Fede, rispettivamente il “nostro” fotografo e videomaker, anche loro con sorrisi scemi e sguardi trasognati. La Cayenne, dopo la cura Nik, sembra più in forma che mai. Lasciate da parte tutte quelle fesserie sulla carrozzeria immacolata, i cerchi dalla spalla ridicola e gli interni puliti come camere operatorie, qua si fa sul serio. Avreste mai detto che una Cayenne nera metallizzata potesse stare così bene con i paraurti arancio fluo? No? Nemmeno io, eppure sembra una serie speciale Porsche di quelle tanto in voga oggi, tipo la Ariel Nomad o la Morgan CX-T. Questa sensazione è fortissima, in particolare osservando il muso di questo bestione. Il cofano ed il paraurti sembrano presi pari pari da una 996 dell’epoca ed i fari dalla forma “familiare” creano un bellissimo contrasto tra quello che Porsche rappresenta nel mio cervello e quello che sto guardando, quasi fosse una 911 Baja. Mai come oggi ho pensato che dotare la Cayenne del muso simil 996 / Boxster sia stata una buona idea.

I grossi cerchi Braid color arma tattica sono semplicemente fantastici e sembrano in grado di poter affrontare qualunque sfida, così come le gomme intagliate Pirelli Scorpion. Ok, forse sono io che sono troppo gasato, oltre che ignorante in materia: Nik mi spiega che sono pneumatici tutto sommato “stradali” e nulla di troppo estremo. Sarà, ma un battistrada del genere su asfalto deve essere l'equivalente della “fascia dimagrante” pubblicizzata in TV da Patrizia Rossetti negli anni ‘90. Lateralmente, cerchi a parte, sono i dettagli aggiunti a fare la differenza. Il portapacchi, ad esempio, con tanto di fanaleria supplementare e pala legata sul lato per seppellire eventuali cadaveri, sembra imprescindibile per quest'auto, fondamentale per creare l’atmosfera. E’ bella grossa, ma, mentre la lunghezza è tutto sommato nella norma per la categoria (478 cm), la larghezza è tutt'altra cosa: 196 cm di metallo tedesco, in pratica un monolocale rialzato. Un primo piano, diciamo. Il posteriore è decisamente meno memorabile, come d’altronde nella versione stradale da “bauscia” da cui deriva, ma il tocco di arancione aiuta. Un’altra cosa che le sta benissimo è lo sporco sulle fiancate: rende il tutto reale, intriso di promesse di divertimento e di momenti epici, un po’ come i segni della battaglia sulle auto da corsa alla fine delle gare di Endurance.

Apro la portiera e salgo (termine corretto) a bordo. I sedili, in attesa di qualcosa di più hardcore, sono le poltrone in pelle nera standard, quindi comodi, tesi e lisci come la pelle di una commentatrice TV al trentesimo lifting. Il volante, la strumentazione, i dettagli sono tipicamente Porsche, tranne per il pomello del cambio, che, come detto, è… una granata. Il tessuto dell’imperiale del tetto non c'è più e l’effetto “compensato dell’Ikea” della struttura sembra fatto apposta per questa rivisitazione “rustica”. Nonostante questo, l’interno manca di quella rozza convinzione dei propri mezzi che dall’esterno.

E’ un progetto lungo…”, mi dice Nik, e considerando che durante il primo lockdown ha tagliato con il flessibile la sua Golf GTI per trasformarla in off-road, beh, non vedo l’ora di vedere cosa farà ancora su questa V8. Ah, per la cronaca, Nik è tedesco e le sue auto sono perfettamente omologate dal TUV, l’ente che in Germania si occupa di "legalizzare" le modifiche ad auto e moto. Pensateci, la prossima volta che vi fanno storie per la barra duomi anteriore. Torniamo a noi, perché la domanda nasce spontanea: come sarà mettere di traverso un camera e cucina su quattro ruote?

Su strada (più o meno)

Questo è il mio primo assaggio di guida su ghiaia, se escludo i maltrattamenti alla Punto di poco fa, quindi per me è tutto nuovo. Cerco di trovare un punto di contatto con ciò che faccio di solito, “misurando” i comandi della Cayenne così da prendere un po’ le misure. Non sono abituato a sedere così in alto e questo, oltre allo sterzo molto demoltiplicato e “signorile” nella risposta, creano una preoccupante sensazione di inerzia, che non è il massimo per iniziare dovendo lanciare 2000 e più kg sulla ghiaia. Prima ho osservato Nik fare qualche evoluzione e sono stato inebriato dal suono quasi americano di questo V8 che, grazie allo scarico modificato (sempre con il flessibile, il piatto forte della casa), riempiva l’aria di arroganza pura. Ora che siedo dietro al volante, però, c’è qualcosa che non va: il grosso motore da 340 cv, rivisto da uno specialista in ogni sua parte per annullare i difetti di affidabilità che lo affliggono, sembra quasi... pigro. E’ chiarissimo che, per quanto suoni bullo, il 4500cc sotto al cofano sia tarato più per una veloce berlina-coupé che per un aggressivo fuoristrada. La coppia, che si attesta su un rispettabile (ma nemmeno troppo, viste le masse in gioco) 420 Nm costanti tra i 2500 e i 5500 giri\minuto, è morbida e setosa e non regala quella “botta” istantanea che ci si aspetta. Arriva alla mia schiena più come una spinta educata che come un calcio. Non che sia lento ma, sapendo che davanti a me ci sono quattromilacinquecentoundici centimetri cubici che bevono benzina come le divorziate alla prima festa da single con gli shottini, mi sarei aspettato un livello di arroganza maggiore. La spiegazione ovviamente c’è, basta conoscerla, così mi informo e scopro che il V8 in questione ha le radici tecniche che risalgono alla Porsche 928 ed è stato studiato per stare anche sotto al cofano della Cayenne anche se non specificatamente per questo motivo. E’ stato adattato partendo da un mezzo più consono alla storia Porsche, ad esempio anche la Panamera ha un V8 parente stretto di quello che sto conoscendo in questo momento. Quindi, riflettendoci, è normale che dia il meglio ad alto numero di giri, no? Devo quindi essere più aggressivo e dare molto più fiato al bestione? Arrivo a questa illuminazione nell’attimo esatto in cui Nik mi dice: “usala in prima, così va meglio…”. Impugno la granata e scalo dalla 2° alla 1°, poi sterzo tutto a destra all’improvviso (per esigenze di Seba) e accelero con più convinzione.

Così facendo e premendo a fondo l’acceleratore, la Cayenne si schiaccia sulle ruote dietro, il V8 ruggisce come se avessi aperto la grotta di un mostro che ha dormito poco e veniamo lanciati in avanti. La morale è: la prossima volta che un’auto ti sembra lenta, scala e dagli tutto il gas che puoi, prima di lamentarti. Passo i momenti successivi a godermi la neo scoperta della forza morbida del V8 e a cercare di capire come essere veloce, oltre che evitare il pesante cassone di metallo giallo che mi minaccia da prima. La trazione integrale dimostra di essere veramente (troppo) efficiente: pur spremendo i cavalli la Porsche si sforza sempre di non sprecare nulla e di avanzare il più possibile. Tutto ciò è solo un modo tecnico per confessare che, a parte qualche sfumatura qua e là, mi sto esibendo nel Festival del Sottosterzo. Non che sia noioso, diciamo che sotto l’occhio di fotografi e videomaker il mio ego preferirebbe guidare in controsterzo, piuttosto che tentando di assomigliare al più grosso muletto in retromarcia della storia. Sento qualcuno che, con faccia saputella, borbotta “perchè non usi il freno a mano?”. Semplice, è a pedale, mannaggia a loro. Faccio notare a Nik quanto ci vorrebbe un freno a mano idraulico e quanto starebbe bene nell’abitacolo della Cayenne, giusto quelle venticinque volte, per non farglielo pesare.

Intanto, però, mi godo l’aumento esponenziale di confidenza. La curvona che percorriamo avanti e indietro è un’altra star della giornata, perchè se in una direzione si stringe, passando tra un cumulo di ghiaia alto 25 metri e poco rassicuranti tubi di cemento, dall’altro lascia spazio all’esterno a sufficienza per tentare qualunque manovra, per poi imboccare una stretta e ondulata stradina di servizio. Questa, percorsa con il gas a fondo corsa, è già divertentissima di suo: l’improvviso restringersi della carreggiata aumenta a dismisura la sensazione di velocità, la poderosa cassa ondeggia sugli ammortizzatori e gli pneumatici sparano sassi dietro di noi. E’ fantastico, per un novellino della ghiaia come me è un assaggio di quello che dev'essere correre a tutto gas per km e km, tagliando in due paesaggi rocciosi come alla Dakar. Sono già molto, molto soddisfatto della quantità di nuove sensazioni vissute oggi. C’è una grossa discrepanza tra l’aggressività liberatoria di ciò che stiamo facendo e la raffinatezza del comando del cambio, dello sterzo e parzialmente del motore, che sono filtrati, pacati e morbidi. E’ come veder ballare la Bestia, quello che si innamora della Bella nel noto cartone animato, avete presente? Peloso, con grossi artigli, un vocione da orco ma sempre vestito a puntino con le scarpe a punta della Comunione. Se il motore, però, va solo capito per farlo rendere al meglio, per questo utilizzo forse sento la mancanza di uno sterzo più diretto ed incisivo, ma questa è l’impressione di un novellino della velocità su terra, quindi prendetela con le pinze. Dicevo, l’esperienza è già memorabile così, ma le velocità sono cresciute e mi sono reso conto che giocando un po’ con le inerzie, entrando a gas spalancato in curva e poi togliendolo, la Cayenne prima scivola sulle quattro ruote e poi inizia a sovrasterzare. Attendo quindi di affrontare la curva dal lato più sicuro, ma questa volta approccio con il gas a tappeto e poi, quando sterzo con violenza a sinistra, lascio completamente l’acceleratore.

Finalmente la Cayenne si convince e parte di traverso, controsterzo e quando il grosso muso mi sembra esattamente in linea con la stradina di servizio affondo l’acceleratore. In una frazione di secondo il rumore di ghiaia sparata sui passaruota viene cancellata dalla voce tonante del V8, che ci catapulta verso l’orizzonte sollevando verso il cielo il muso in stile 996. Quando imbocco la stradina, con il muro di ghiaia alla mia sinistra che sembra viaggiare alla velocità della luce, gestendo le perdite di aderenza con piccole correzioni con il volante e con la Cayenne che continua ad accelerare arrivo a capire che sì, i SUV hanno senso.

Solo che non l’ha capito praticamente nessuno.

Considerazioni finali

E’ stata un’esperienza più che un test e, a fine giornata, ho l’impressione che qualcosa nelle mie convinzioni scricchioli un pochino. Ragionandoci, però, capisco che tutto rientra perfettamente nel mantra di Ruggine Magazine. La Cayenne V8 mi ha fatto divertire come un bambino perché mi ha accompagnato in un gioco meraviglioso. Quale? Quello di guidare sulla ghiaia, godendo di tutte quelle correzioni dinamiche che, a velocità ben più alte, andiamo cercando con le nostre vetture da strada. Diciamolo: controllare un mezzo a motore, di base, ci fa sentire un po’ degli eroi. Certo, il fatto che la Porsche sia grossa come un caravan e suoni come una Mustang aiuta l’impressione di aver vissuto qualcosa di speciale, senza dubbio, ma è l’attività mentale e fisica di mantenere il controllo che rende il tutto memorabile. A voler fare il tester serio potrei dire che l’efficacia dimostrata in questo test così gravoso è sinceramente impressionante, perchè, per quanto gas io abbia dato, lei ha continuato a spingere e “fare strada”, incurante di tutto. Sinceramente ho lasciato la cava sognando di avere un piccolo 4x4 per fare il cretino, magari qualcosa di più agile, che si possa lanciare in traiettorie strette e infide, ma che suoni epico come questa V8 e che abbia un aspetto così burbero.

Nik, domanda: hai poi guardato per quel freno a mano idraulico?

I ringraziamenti di oggi sono doverosi e molteplici. Per prima cosa vorrei ringraziare Seba, che ha organizzato praticamente tutto da solo. Cosa non si fa per delle belle foto, eh? Poi vorremmo ringraziare la Cavit per la disponibilità: ci avete dato modo di fare un'esperienza semplicemente incredibile con una tranquillità esemplare, tanto che ci siamo potuti davvero godere il momento: grazie. L’ultimo ringraziamento, ma non in ordine di importanza, va a Nik, che ci ha messo a disposizione la sua creatura e l’ha spremuta a fondo per noi: è stato un vero piacere.

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