ducati monster s4r

- prendi il toro per le corna! -

Anno domini 2003: Ducati ha in listino il Monster da 10 anni e sta andando alla grande, è un successo globale. Dopo una revisione ai vari modelli a Borgo Panigale decidono di mettere mano al top di gamma: il Monster S4. L’obiettivo era quello di renderlo più veloce, agile, bello e aggressivo. Dal sodalizio con la storica sigla “R” nasce l’S4R e quella che doveva essere una revisione appare come una vera e propria rivoluzione. Nuovo motore, aggiornato telaio e ciclistica e debutto del monobraccio. Non è stato un Monster come gli altri questo.

Ormai prossimo ai 20 però avrà ancora tutte le viti? “Sento il motore scalpitare, sta cercando di dirmi che questa non è una moto progettata per andare piano. Provo a liberare un po’ d’impeto nei curvoni veloci che seguono (magari la smette) quindi scarico letteralmente terza, quarta, gomme e madonne finché un santo non mi dice che è l’ora di rallentare.”

04 novembre 2021 | scritto e pensato dalla mente malata di Lapo Marchi | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Andrea Del Serra

C’era una volta, nel regno di non troppo lontano, una fabbrica di motociclette che costruiva mezzi a due ruote dal valore storico inestimabile. Erano veri e propri cavalli fatti di metallo, plastica (poca) e tanta passione. Coloro che riuscivano a domare tali oggetti del desiderio venivano elevati al grado di motociclisti, godendo dell’approvazione nazional-popolare e degli sguardi gaudenti di passanti ed amici. Col passare del tempo la storia ha subito un’alterazione, a causa della famigerata elettronica, plasmando la guida in sella e la nostra sensibilità a riguardo e rendendo i suddetti cavalieri delle chimere rare da ammirare al bar del passo.

Il soggetto di questa prova però non è solo una delle tante motociclette uscite dalla fabbrica di Borgo Panigale, il Monster S4R è il figlio accidentale di una sessione di bondage fra l’iconica linea di Miguel Galluzzi ed il feticcio degli ingegneri Ducati, alla costante ricerca della prestazione. Mentre attendo l’arrivo di Marco e del suo mostro mi vado a leggere la scheda tecnica: 113 cv per 200 kg, 96 nm di coppia ai 7 mila giri. Oggi sarà necessaria della parsimonia.

Benvenuti in un film...

Impressioni a ruote ferme

Un Monster si sente prima di tutto arrivare. Scampanella. A questa moto è bastato poco per diventare una instant classic: un faro circolare, telaio a traliccio, serbatoio a gobba ed una sella. L’idea di Galluzzi non era nuova ma la sua interpretazione ha fatto sì che diventasse un sinonimo stesso di “naked sportiva”. Lo capiamo che cosa è riuscito a fare sto qui?

Lo sapevate che questa moto è stata esposta al Guggenheim a New York? Io no.
Lo sapevate che questa moto è stata esposta al Guggenheim a New York? Io no.

Guardando Marco in sella faccio un paragone con la nuova Monster, dato che se ne cominciano a vedere a giro, perchè noto come la posizione in sella sia cambiata totalmente: sulla S4R il pilota è appoggiato sopra, quasi sdraiato sul serbatoio e con le gambe decisamente rannicchiate mentre la versione del 2021 è costruita attorno al pilota, che si ritrova col busto quasi eretto ed il manubrio molto vicino al petto. Epoche diverse, moto diverse. Progresso? Retrocessione? Parliamone! Una volta da solo mi prendo qualche minuto per guardarmela meglio. Inizio a girarci intorno, mi voglio cercare qualche chicca, con tutti i Monster che sono stati venduti sono i dettagli di ogni singola moto a fare la differenza. Il colore che ha la rende molto ed il nero si sa, sta bene su tutto; questa linea poi è intramontabile, fa della semplicità il suo punto di forza. Come si può non amare un Monster?

Bellissimo il piattello frizione rosso che stacca dal resto del motore, nero con alcuni dettagli in carbonio come i copricinghie. Il colore della forcella la fa sembrare più grande di quanto non sia, e poi che figa è la scritta “S4R” sul radiatore? E quanto diavolo è grande quel radiatore? Prima di montare a cavallo però non posso non fermarmi a guardare quel forcellone con quelle saldature a vista… Messaggio ai più giovani: una volta le moto si facevano così, non c’era tutta quella plastica.

Col sistema a frecce sdoppiate si prende subito la mano, figata
Prego notare la zona rossa oltre i 7 mila

Su strada

Una volta in sella mi rendo conto che tocco molto bene in terra. Il Monster è snello fra le gambe e riesco a tenerlo in equilibrio anche senza mani (questi 200 kg dove sono?). Vedere la frizione a secco a qualche centimetro dalla gamba destra può far paura ma per me è una figata atomica. Ingrano la prima e faccio qualche metro. Vibra tutto. Seconda. Vibra tutto anche in seconda. Sento che l'acceleratore fa un po’ di resistenza. Terza. In città l’erogazione del motore è brusca, dai 2 fino quasi i 4 mila giri il motore sobbalza con fatica e mi porta a cercare di dosare con cura la frizione. Maledizione, dammi tempo, ci siamo appena conosciuti!

Punto la strada di montagna più vicina ma c’è un po’ di traffico. Mi sento già molto appoggiato sui polsi il che, unito alle mie gambe decisamente piegate, non aiuta nello slalom fra le auto (e vi farei sentire sta frizione). Una decina di minuti e mi ritrovo all’imbocco della statale. Ho davanti a me un lungo rettilineo in salita, mantengo la calma per i tre incroci successivi poi ho la strada libera quindi apro. Seconda. Terza. Quarta. Quinta. La sento sotto coppia e sta arrivando un primo curvone a destra. Mi affido all’antisaltellamento: rimetto la terza, pinzo sia dietro che davanti e mi butto dentro. Tengo un filo di gas per tutta la curva poi punto lo stivale sulla pedana, sposto il corpo, mi ancoro al serbatoio e faccio anche il curvone di sinistra. Mica male come inizio. La strada prosegue in un’alternarsi di destra sinistra in cui familiarizzo più che altro coi freni: ad andatura controllata il freno anteriore pecca di modulabilità ma in una strada tutta curve il mordente è quasi troppo. Il Monster si ferma in pochi metri. Rassicurante.

Sento il motore scalpitare, sta cercando di dirmi che questa non è una moto progettata per andare piano. Provo a liberare un po’ d’impeto nei curvoni veloci che seguono (magari la smette) quindi scarico letteralmente terza, quarta, gomme e madonne finché un santo non mi dice che è l’ora di rallentare. Non arrivo a mettere la quinta, nonostante la strada abbastanza larga, ma comincio a capire le potenzialità. Segue qualche tornante molto stretto in cui passo dalla prima alla terza e viceversa. Per farla curvare mi devo aiutare col corpo più di quanto credessi, anticipando il movimento delle mie terga un po’ prima dell’ingresso in curva. Lo sforzo inizia ad esserci ma è appagante perchè gira bella stretta. Il manubrio è largo e mi sembra di tenere un toro per le corna. Doveva essere parsimonia ma secondo me sarà una corrida.

Tre strette a sinistra in cui pelo il gas come se fosse di cristallo perchè in terra vedo un po' d’umido poi la strada si stira ed io lascio correre il 996 fin oltre i 9 mila giri per le curve successive, alternando terza e quarta. La taratura delle sospensioni è molto sostenuta e la triangolazione manubrio, sella, pedane è quasi da sportiva. Per andare davvero forte qui serve del pelo sullo stomaco. Ho ancora quasi un’ora prima di andare a scattare quindi faccio un pit stop al bar: caffè, sigaretta, qualche foto e riparto. Queste curve me le voglio godere, provo ad osare ancora qualcosa. L’S4R scende in piega in fretta e sostiene in percorrenza (l’accoppiata 180/55 e monobraccio mi eccita) comunicando senza sconti le imperfezioni dell’asfalto. Il desmoquattro eroga i cavalli in modo sorprendentemente progressivo, spalmandoli su un arco d’erogazione che va ben oltre i cinquemila giri. Il freno motore è tanto che in un tratto riesco a mantenere la terza senza toccare i freni per un susseguirsi di curve verso destra che costeggiano un fiume. Il paesaggio è stupendo, essendo in quota però fa un po’ freddo quindi rallento. Mi fermo da un benzinaio, spengo e scendo. Tremo ma sotto il casco sorrido. Questa moto inizia a piacermi, mi sembra di cavalcarla quando ci sono sopra. Scalcia, non ti risparmia e non ti aiuta. È tutto così oldschool.

Rimonto in sella, si torna a valle. In discesa carico ancora di più l’avantreno col peso riuscendo a sentire meglio la gomma davanti. Sì, mi sono fatto prendere. Provo ad alzare ancora il ritmo. I freni sono a azzeccati per l’uso stradale sportivo, se le prime staccate risultavano addirittura corte adesso ho fatto la tara e potendo staccare “più dopo” assumo un’andatura un po’ contro codice. Sono quasi al limite, lo sento. Ducati è sinonimo di una ciclistica da prima della classe ed il Monster ha ottimi voti grazie all’ottimo lavoro delle sospensioni e ad un telaio che non ha bisogno di presentazioni. Mi sento un po’ Fogarty, tutto ripiegato e puntato su pedane e manubrio mentre faccio correre il gioiello di Borgo Panigale fra i cordoli. Solo che qui non ci sono cordoli ed il mostro, che non ha molto tatto, me lo ricorda proprio a qualche curva dalla fine, sparandomi un paio di calci in risposta all’ingresso di una destra stretta in discesa non proprio pulito. C’era da aspettarselo, qui non ci si può distrarre un attimo. Finita la strada accosto e chiamo Andrea, è l’ora di passare sotto la sua lente.

In conclusione

Mentre lui sistema tutti i suoi obbiettivi e si prepara a scattare io mi levo il casco, respiro un po’ e faccio qualche passo. Mi allontano dalla moto qualche metro, poi mi giro e la guardo. Come per ogni moto che io abbia mai provato esiste un momento in cui la fisso e mi chiedo: la comprerei? In questo caso la risposta è no ed è una faccenda personale: non ho mai subito il fascino delle naked, per quanto mi riguarda sono moto troppo “comuni” ma non posso negare che mi sia piaciuta. Rappresenta uno stile che ha fatto scuola ed è un ferro vecchio senza troppi filtri capace di invertire la tua curva di apprendimento: non c’è l’elettronica, nessun aiuto alla guida o controllo di trazione che metta una pezza quando fai dei calcoli sbagliati. Una moto che ti obbliga sempre, o quasi, a fare la scelta giusta. Ed è in vendita. Se volete acquistarla scriveteci, magari strappate un prezzaccio.

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