alfa romeo 1750 berlina

- per l'imprenditore che non deve chiedere mai -

A fine anni ‘60 le Alfa Romeo sono famose per il loro carattere deciso, un’estetica strepitosa ed un feeling di guida unico. Caratteristiche che Alfa Romeo cerca di trasportare anche in una vettura di classe superiore, la 1750 Berlina. La neonata è dedicata a quegli imprenditori di mezza età, troppo vecchi per uscire con dignità da una GT, per i quali la Giulia è troppo plebea, ma che desiderano continuare a guidare Alfa Romeo. Per capire come l’idea di lusso e di sportività sono state sposate da Alfa Romeo ne abbiamo provata una del 1969, una di quelle con interni color Cinghiale Maremma.

15 marzo 2021| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Gabry

Immaginate di essere un piccolo imprenditore negli anni ‘60. Avete sfruttato a pieno il “boom” economico e avete creato una bella azienda, che so, di biglie con dentro le facce dei calciatori, o un’altra cosa tipicamente anni ‘60. Come tutti, siete cresciuti a pane e Alfa Romeo, ma ora siete grandicelli, avete una posizione di rilievo nella società italiana e di andare in giro con una pur bellissima Giulia GT (qua trovate il link al nostro test) non ve la sentite più. Senza considerare la sciatica e la panzetta che fa sembrare ogni entrata/uscita dalla filante GT un documentario sul parto. Potreste comprare una Giulia Ti ma, parliamoci chiaro, ormai le guidano anche i vostri operai e volete essere un po’ più gradassi. Poi c’è quello spocchioso del vostro vicino di capannone che ogni volta che passa, con la sua Mercedes nuova di zecca, vi sorride sotto i baffi. Insopportabile. Colti dalla disperazione, vi state chiedendo: “ma davvero, per avere una berlina di categoria superiore, devo comprare una macchina straniera e mollare il biscione?” Brutti momenti, immaginiamo, da non dormirci la notte. Ed è proprio per venire incontro a questa categoria di imprenditori che la Casa di Arese decide di presentare un modello che risponda alle loro nuove necessità: la 1750 Berlina. In realtà Alfa Romeo ha già a listino vetture di categoria superiore come la serie 2000/2600, ma oramai sono obsolete e invendibili. I vertici Alfa sanno che costruire ex-novo una berlina di fascia superiore sarebbe troppo costoso per la società e soprattutto antieconomico. Decidono quindi di utilizzare la base “Giulia” su cui hanno già costruito di tutto, berlina TI, GT, Cabrio, carrozze per cavalli e passeggini per bambini con tendenze malavitose. Quindi, la formula è semplice: telaio Giulia allungato, passo cresciuto di 6 cm e sbalzi maggiorati. Tutto questo per arrivare ad una lunghezza totale di 4,39 mt. Misura giusta giusta per poter essere considerata un “macchinun”. L’altro elemento su cui Alfa Romeo ha realizzato tutta la sua offerta è il bialbero 4 cilindri sotto il cofano anteriore, giusto? Ecco, per non sbagliare lo installano anche nella 1750 Berlina: 1779 cc di pura arroganza, 112cv e oltre 180 km\h effettivi di velocità massima. Gli interni sono stati ridisegnati per essere più spaziosi, d’altronde 6 cm di passo in più sono veramente pochi e bisogna inventarsi qualcosa, oltre che rivestirli in materiali di pregio. L’estetica della carrozzeria riprende la Giulia, ma l’aria da arresti domiciliari della TI viene ammorbidita per essere meno aggressiva, meno operaia. Ci siamo.

La 1750 Berlina, viene presentata sulla Costiera Amalfitana nel 1968 e, nel primo anno, vende quasi 50.000 unità, cioè la produzione che Alfa ha stimato nei primi due anni. Negli anni successivi non manterrà le promesse di vendita, nonostante la 1750 si evolva in 2000 pochi anni dopo, ma tant’è. Lo ammetto, noi di Ruggine abbiamo tentato di starne alla larga. In fondo non siamo tipi da berlina lussuosa, ma il fato ha deciso per noi...

Impressioni a ruote ferme

Eccoci di nuovo a Leinì, da Garage America, i nostri fedeli spacciatori di Alfa Romeo d’epoca. Oggi siamo qua per guidare e provare un pezzo unico, una vettura di cui, nel momento in cui vi sto scrivendo, esistono solo 4 esemplari in tutta la penisola. L’auto di cui vi sto parlando è una strepitosa Alfa Romeo GTC, bianca con interni rossi. Ed è qua ferma davanti a noi che ci aspetta borbottando. Dopo che Pino e Andrea, titolari del Garage, ci informano ripetutamente del valore dell’auto (sono 6 cifre, tanto per), portiamo fuori la GTC per un rapido lavaggio e per iniziare il test. Quanto sto godendo qua dentro? Il 1,3 bialbero ha grinta, lo sterzo sembra vivo e la GTC si guida benissimo, con quella leva del cambio inclinata che scorre perfetta tra un rapporto e l’altro. Sono già infatuato e sussurro parole dolci alla GTC. Lei, per tutta risposta, inizia a saltellare, come fosse a secco di benzina. E’ l’equivalente meccanico di un “restiamo amici”, io ci resto male ma mantengo una parvenza di dignità e accosto. La benzina c’è, quindi nulla: chiamo Andrea di Garage America per mandare un carro attrezzi a riportare la GTC in officina. Andrea risponde dopo mezzo squillo, come se stesse guardando lo schermo nell’esatto momento in cui ho fatto la chiamata. Paura eh?

Ed ecco, quindi, che al rientro in officina, Andrea e Pino ci invitano ad uscire con la Berlina 1750. Insomma, è stato il destino ad unirci...

Ve lo devo dire: la 1750 Berlina non ha mai stimolato, in me, la produzione di endorfine (Ieri ho visto Quark, non so se si intuisce). Ciò che voglio dire è che, nonostante adori le Alfa Romeo anni 60/70, la Berlina non mi ha mai colpito particolarmente. Sarà per quell’aria un po’ aristocratica, sarà perchè manca di quell’aggressività che amo nelle Alfone da rapina dell’epoca, ma questa non mi ha mai nemmeno incuriosito. E anche ora che ce l’ho qua davanti, l’estetica continua a lasciarmi perplesso. E’ come se avessero preso una Giulia Ti e l’avessero sciolta con l’accendino. Mi spiego. A grandi linee lo stile è lo stesso, ma nella Berlina le superfici sono meno decise, più allungate e morbide. Manca di tensione, non so se mi capite. La fiancata è liscia come appena piallata, così come il cofano ed il baule. Per fortuna, in Bertone, a firma della linea di questo modello, qualcuno si è messo la mano sul cuore ed ha lasciato alcuni dettagli veramente Alfa. Lo scarico singolo che esce dal posteriore, in diagonale, è impregnato di quella aggressività Alfa Romeo che ci si aspetta. Anche la grossa calandra anteriore, che “apre” il frontale per tutta la larghezza, è decisamente aggressiva, ma da sola non può fare miracoli: le proporzioni della Berlina sono, come dire, strane. Il colore però mi piace molto, una sorta di grigio\azzurro metallizzato che fa del suo meglio per far apparire più interessante la Berlina.

Apro la portiera e ok, devo ammettere che ora sono impressionato. Gli interni sono color “Texalfa cinghiale maremma, e no, non sto scherzando, il colore si chiama proprio così. E’ una sorta di color cuoio che riveste tutto, spezzato solamente dalla parte superiore della consolle, nera, e dal legno che riveste il cruscotto. L’impatto scenico c’è, la qualità percepita di questo ambiente è su un altro livello rispetto alle “piccole” Alfa dell’epoca. Anche qua, per fortuna, in fase di definizione del progetto c’era qualcuno che amava sul serio le Alfa Romeo. Tachimetro e contagiri sono i classici Veglia, perfetti nella loro semplicità: la linea rossa, che parte da circa 5500 giri\minuto, è decisamente Alfa Romeo. Il volante è un sottilissimo tre razze che riprende lo stile Alfa dell’epoca, ma se si sposta lo sguardo verso la consolle sopra il cambio, si scopre un altro tocco da amanti della guida. Incastonati nel legno e rivolti verso il guidatore ci sono 4 piccoli strumenti circolari: temperatura olio, temperatura acqua, orologio e benzina. Bellissimi. Appena sotto la leva del cambio, che sbuca in diagonale dalla consolle, ci sono tre levette in stile aeronautico per il comando delle luci e sotto ancora un molto meno sportivo posacenere. I sedili sono grossi, confortevoli, tipo poltrone di alta qualità ed i rivestimenti scricchiolano sotto il mio peso. Per quanto in Alfa abbiano lavorato per rendere la 1750 una vettura più confortevole, la base Giulia si percepisce chiaramente sia dalla posizione di guida che dalla pedaliera incernierata al pianale, tipica delle primissime serie di Berlina. Sono felice che si percepisca già da fermo che, sotto sotto, si nasconde sempre un’Alfa da alfisti. Accendo il bialbero che suona, come sempre, benissimo.

Su strada

Non c’è nulla da fare. Ok, siamo tutti orgogliosi del cambio transaxale nelle Alfa anni 70\80. Ottimo bilanciamento dei pesi e tutto quello che volete. Ma su questa 1750, il cambio è ancora in blocco con il motore, esattamente sotto la leva e manovrarlo è un vero piacere. La corsa è lunga ma precisa, scorrevole, ed il pomello si trova sempre a pochi centimetri dalla mia mano destra. Il volante vibra parecchio e sembra decisamente più demoltiplicato della TI, meno preciso ai piccoli angoli. La 1750 cambia direzione con una calma che non avevo riscontrato sulla TI. Teoricamente, sulla 1750, le sospensioni sono state riviste per consentire anche alla più grande Berlina di avere un comportamento stradale all’altezza. Teoricamente, dicevo, perché in realtà la differenza con le sorelline c’è e si sente. E’ una guida più morbida e decisamente meno precisa, come se in Alfa avessero messo strati di gomma tra il guidatore e la vettura. Anche la frenata è meno decisa che sulle sorelline. Curiosamente, sulla Berlina, è stata installata da Alfa Romeo una valvola che limita la pressione dell’impianto per non consentire al guidatore di bloccare le ruote posteriori, in caso di frenata d’emergenza. Il motivo per cui fosse considerato più sicuro permettere il bloccaggio delle ruote anteriori rispetto alle posteriori resta un mistero. Comunque sia, il comando centrale regala più rallentamenti che frenate, per quanto io lo sprema. Quello che invece è perfettamente in grado di fare il proprio lavoro è il bialbero Alfa Romeo, che è sempre una certezza. Allunga in modo pulito, lanciandosi oltre i 4500 giri in un attimo e, anche grazie all’ottimo comando del cambio, è sempre un piacere farlo salire e scendere di giri, anche solanto per sentirlo urlare.

La 1750 mi confonde un po’, così approfitto di una sosta foto per raccogliere le idee. So che dovrei ritarare le mie aspettative, che di solito sono molto incentrate sulla dinamica, rispetto alla Berlina. Però è anche vero che l’alfista medio cerca(va) in ogni Alfa Romeo una sorta di DNA, di piacere comune, che nelle Alfa di quel periodo è chiarissimo e che riscontro ad intermittenza nella Berlina. La 1750 è un mix di cose diverse che mi lasciano un po’ freddo, tipo quando nell’insalata fantasia ci trovi l’uvetta e ti chiedi a chi sia venuta l’idea. Così, per schiarirmi le idee, risalgo a bordo della 1750 per un ultimo giretto. Il motore ed il cambio continuano a brillare, ma è come se in Alfa Romeo avessero deciso che questi due elementi fossero sufficienti al guidatore per considerare la 1750 una “vera Alfa”.

Continuo a lottare con lo sterzo, che è vago e mi obbliga a “remare” per impostare un parvenza di traiettoria. La Berlina non ha più rollio della TI, in effetti, ma è come se tutta la vettura fosse un pò a disagio quando aumento l’andatura. Frenare a fondo comporta decisi spaventi, perchè, oltre alla carenza di potenza, la vettura “tira”, a destra o a sinistra a seconda dell’inclinazione del fondo stradale. Quando invece rallento un po’ e la lascio scorrere, la Berlina funziona meglio, ma è come se la 1750 fosse un’auto con due anime inconciliabili. Come se nella 1750 ci fossero un insieme di cose che combattono tra loro invece di collaborare. Mentre penso a tutto questo, accosto per attendere gli altri. E’ ora di riportare la Berlina in officina.

Considerazioni finali

E’ stata un’esperienza molto strana, quella vissuta con la 1750, perché in questa vettura si ritrovano caratteristiche decisamente Alfa ed altre molto meno. E’ già così a livello di estetica, ma è nella guida che la Berlina mi lascia confuso. Il DNA Alfa Romeo e la piacevolezza di guida sono incredibilmente chiari nel gruppo motore\cambio. Il bialbero Alfa Romeo, in qualunque declinazione, è un motore grintoso ed il 1779 cc della Berlina non fa eccezione. Ogni piccolo rettilineo è una buona scusa per lanciare il motore verso la linea rossa, accompagnati dal suono rauco e grintoso che esce dallo scarico, anche se su questa 1750 arriva nell’abitacolo decisamente più filtrato che sulla sorellina TI. E’ più che un semplice motore che sale di giri bene. E’ un propulsore felice di farlo per tutto il giorno. Il cambio, poi, è semplicemente eccezionale e non manca un innesto nemmeno se lo si maltratta. La bontà di questi due elementi spinge il guidatore a cercare di più ed appena questo avviene esce fuori l’altra anima della Berlina. Lo sterzo è impreciso e lievemente rallentato, i freni sono appena sufficienti per la massa dell’auto. In generale la dinamica è un po’ molle ed imprecisa. Ti costringe a rallentare, inesorabilmente, ma così facendo non ti godi a fondo il motore ed il cambio a 5 rapporti. E’ un comportamento quasi “auto-castrante”, come se dovessi scegliere tra le qualità dell’auto, invece che sommarle l’una alle altre. Dopo averci pensato a lungo sono arrivato ad una conclusione. Forse questo atteggiamento è ciò che veniva richiesto, negli anni ‘60, ad un’Alfa dedicata agli imprenditori di mezza età: velocità in rettilineo, in memoria dei vecchi tempi, e non importa se in curva l’auto va così così, tanto la clientela “borghese” cui era destinata non aveva nessuna voglia di impegnarsi su tracciati più complessi. Vista così, beh, la 1750 forse ha un senso, ma oggi sembra più un’auto confusa. Ci sarà un motivo se, riconsegnata la Berlina ai legittimi proprietari, non mi è rimasta nessuna voglia di guidarla ancora, cosa che invece mi capita spesso con le altre Alfa Romeo dell’epoca. Forse sono troppo giovane, forse ho poca panzetta, forse sono un immaturo, non so.

O forse, molto semplicemente, sono troppo povero per capire gli imprenditori anni ‘60...

Il ringraziamento va ai ragazzi di Garage America, che oltre a darci una GTC in mano (sarà per la prossima volta!) ci hanno prontamente messo a disposizione la Berlina per il test. Sono dei partner perfetti, per noi, ed in più cucinano benissimo.

Se avete un'auto storica da sistemare o mettere a punto, questi sono i loro contatti:

Garage America, Via San Francesco al Campo 119, Leinì.

Sito Web | Tel. 011-9974876 | Mail: garage.america@libero.it

Ti è piaciuto l'articolo?

Supportaci cliccando sul pulsante qua sotto!

Ruggine Magazine è gratis e lo sarà per sempre. Se ti piace quello che facciamo e vuoi aiutarci a migliorare, puoi farlo cliccando sul pulsante.