lancia thema 2.0 16v turbo (sleeper)

- Variazioni sul Thema -

"...la risposta del 2.0 è esilarante: il suono roco ai bassi regimi si trasforma in un fischio e poi, con la turbina in pressione, in un grido di guerra distante anni luce da quello che ti aspetteresti uscire da una berlina. Se chiudi gli occhi il suono richiama fortemente i Rally e la benzina a 100 ottani: la deliziosa violenza di cui è capace è evocativa. I sedili morbidi aiutano a non sentire troppa pressione sugli organi interni, ma gli occhi e le orecchie ti fanno capire quanto la Thema stia caricando a testa bassa la strada…”

27 luglio 2021| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Gabry

Sto guidando verso l’appuntamento con Luca, il proprietario della vettura del test di oggi e iniziano a sorgermi dei dubbi. Ma non è che questa l’abbiamo scelta male? Cioè, ok che ci chiamiamo Ruggine e le vecchie Lancia in questo sono “talentuose”, ma che ci azzecca con noi una berlina da pezzo grosso del ministero degli anni ‘80? Basterà il motore della sorella palestrata per farne un’auto godibile? Ho più capelli bianchi di ieri?

Dopo qualche momento davanti a lei, però, ricordo perché abbiamo voluto quest’auto sul Magazine: è una vera e irresistibile “Sleeper”. Si, insomma, quelle auto morbide fuori e croccanti dentro: carrozzeria ammaccata tipo mezzo del nonno con più arti che diottrie e meccanica tirata a lucido. Sono intrinsecamente comiche, se capite cosa voglio dire. Un’idea splendida tipo quella dell'autocertificazione “Si, ho 18 anni, fidati” quando si entra su quei siti lì. Comunque, voi avreste detto NO ad una Lancia Thema Turbo? Una che sotto al cofano anteriore nasconde un motore nuovo di pacca preparato a dovere? Con il proprietario che ti manda la stampata di uno 0-100 km/h in 5,5 secondi?

Siamo seri: ovviamente non avremmo potuto.

Impressioni a ruote ferme

La Lancia Thema Turbo che ci aspetta, infilata in mezzo ad altre auto in un posteggio pubblico, è una seconda serie, quella da 181 cv. So che molti di voi pensano che l’unica Thema degna di nota sia la Thema 8.32 anche detta Thema Ferrari, ma voglio darvi un dispiacere: la Turbo, nel mondo reale, va più forte della 8.32 e mantenerla non vi costa quanto il PIL di San Marino. Detto ciò, la Thema che ci troviamo di fronte è veramente una “Sleeper”, che non ho ben capito se è solo un sinonimo di “messa male”: se così fosse, beh, Luca meriterebbe il ruolo di presidente dello “Sleeper Club Italia”, con tanto di striscia tricolore (unta e strappata) da sindaco. La carrozzeria è stata riverniciata dal vecchio proprietario di un verde acqua metallizzato. Verniciata forse è un parolone: più che altro è stata “spruzzata” di colore e si intravede il grigio/azzurro originale, infinitamente più bello, tra i graffi sparsi qua e là sulla carrozzeria. Le modanature laterali sono tenute su con la buona volontà e dovunque la si guardi c’è qualcosa che non va. Tipo: il cofano motore ha una sorta di “gobba” centrale perché qualcuno, in passato, ha provato a chiuderlo con una chiave inglese in mezzo. Roba da Darwin Award. I cerchi sono degli OZ da 15 pollici, gommati con le uniche gomme decenti in regola con la misura a libretto, le TOYO con sezione da 195 mm. Mi allontano di due passi e la guardo nel complesso: se doveva ispirare poca fiducia, beh, missione compiuta. Ha l’aria dell’auto di uno che ci va a caccia, se capite cosa intendo, e nulla fa trasparire quello che c’è sotto. Persino il doppio scarico posteriore, in qualche modo, passa inosservato.

E dire che il frontale della Thema ha una “mascella” che nemmeno Rocky: le linee tese e lineari sono belle ancora oggi, così come l’estetica squadrata, che le regala un’aria da auto istituzionale ma al tempo stesso decisa. Ecco, ora che mi ci fate pensare, la Thema sembra una di quelle guardie del corpo che scortano i politici: eleganti nel loro abito da sera ma con mascelle quadrate, bicipiti gonfi, radiolina dell’orecchio e gomma da masticare all’uranio impoverito in bocca.

Luca, il proprietario della Thema, è uno che fa aumentare la mia fiducia in un mondo migliore. Ha solo 23 anni ma ha avuto come mezzi per tutti i giorni una Alfa Romeo 75 (con scarico laterale, tanto per) e, ora, la Thema Turbo. C’è speranza, amici, teniamo duro. In verità la sua intenzione è di sistemare la Lancia anche esteriormente, ma, per ora, ha destinato impegno e budget (tanto) sotto la carrozzeria. Ecco il piano. Per prima cosa ha spaccato il motore originale, che ricordiamo è il classico 2.0 16 valvole Turbo che trova posto anche sotto il cofano della Delta, in questo caso specifico l’Integrale 16v. Poi ha rintracciato un motore nuovo, e quando dico nuovo intendo ancora incellophanato e sul pallet originale come uscito dalla fabbrica nel 1990. Come abbia fatto è un segreto, ma è una roba che il Santo Graal a confronto è un bicchiere della Nutella con su Speedy Gonzales. Prima di montarlo sull’auto, però, ha deciso di renderlo un po’ più frizzante: alberi a camme della Delta Integrale, collettori della Lancia K 2.0 Turbo, iniettori da 380cc, collettori di scarico in titanio, turbina in Avional, farfalla maggiorata ed altre 3 o 4 cosette costose. Lasciando da parte per un attimo il 4 cilindri, troviamo sulla Thema anche una frizione rinforzata, l’assetto Bilstein B8 e freni rivisti. Ah, monta il cambio della Fiat Coupè, con tanto di Viscodrive, una sorta di differenziale autobloccante made in FIAT. Un amico, insomma, che sulla Coupé ha raccolto però diverse critiche. Quando riusciamo a dare un’occhiata sotto al cofano anteriore inizio a ridere nervosamente. Sarà per il nero opaco imperante del motore, per la scritta “Lancia Turbo 16v” sulla testata, per i collettori d’aspirazione dritti della K o per la turbina che si intravede sotto il groviglio dello scarico in titanio, ma questo motore sembra violento già da fermo. Sul serio, ha l’aspetto sinistro di un’arma, di quelle della Seconda Guerra Mondiale, che magari non erano capaci di sparare a 2 km ma che dalla giusta distanza riuscivano a fare buchi belli grossi. Impressione confermata, durante la sessione di foto dinamiche, dal rombo cupo che esce dallo scarico e dal “soffio” della wastegate: mai sentito questo suono ad un volume tanto alto, roba da far fischiare le orecchie a Gabry, che dal baule della mitica Punto d’appoggio inquadra la Thema con la reflex.

Una volta dentro, invece, quest’auto è esattamente ciò che ti aspetti. I sedili ed i pannelli porta sono rivestiti di lucida pelle nera che scricchiola sotto al mio peso. Le sedute sono soffici e cedevoli, comodissimi, manco fossero Poltrone&Sofà. Il volante ha la corona stranamente sottile ed è molto ordinario, quasi dimesso, ma non quanto il dettaglio che mi ha sempre infastidito più di un inglese che parla di cucina: la finta radica. Dirò solo che è come guardare un foglio di carta colorato di nero a pennarello e affermare che è “finta pelle”.

Pomello e manometro del turbo a parte, l’interno è davvero signorile, quasi opulento, anche se con qualche caduta di qualità tipica delle italiane di quegli anni. Oddio, l’ho fatto veramente io questo commento?

Su strada

Per fortuna, appena giro la chiave di accensione, ci pensa quel drago a 4 cilindri a farmi passare l’invecchiamento precoce. Avete presente quando i motori “girano” bene? Quando hanno quella pastosità nella risposta, quel suono pieno, quella capacità di regalare sfumature ad ogni numero di giri? Ecco, il 2.0, dal primo metro, mi sembra incredibilmente a posto. Ruggisce con una voce da turbo “old school”, un suono vero e meccanico, non dopato da uno scarico costruito ad hoc. La strada è una di quelle che abbiamo scelto, in passato, per le compatte sportive: scelta rischiosa per una berlina, ma almeno in questo siamo rimasti fedeli a noi stessi fino in fondo. Insomma, si parla di guida, non di spari sul dritto. Questa è la teoria: la pratica è che affronto le prime curve e tornanti con tanta tanta calma. Devo ancora sconfiggere la reticenza mentale di guidare su una strada come questa una berlinona come la Thema, ma quando davanti a me si apre un bel rettilineo affondo il gas in 2°. Sarà per la leggera discesa, ma la risposta del 2.0 è esilarante: il roco suono ai bassi regimi si trasforma in un fischio e poi, con la turbina in pressione, in un grido di guerra distante anni luce da quello che ti aspetteresti uscire da una Thema. Se chiudi gli occhi il suono richiama fortemente i Rally e la benzina a 100 ottani: la deliziosa violenza di cui è capace è evocativa. I sedili morbidi cedono e aiutano a ridurre la pressione sugli organi interni, ma gli occhi e le orecchie ti fanno capire quanto la Thema stia caricando a testa bassa la strada. L’assetto morbido si “impenna” sotto l’assalto del motore, cosa che aumenta la sensazione di “stare a un palmo da terra” che mi viene comunicata dal volante, improvvisamente più leggero. E’ già ora di frenare, tra le mie risate e quelle di Luca. Ok, quell’affare la davanti non scherza, ma il resto? Devo dire che per adesso tutti i comandi trasmettono leggerezza, a cominciare dallo sterzo, che vibra, si contorce e resta deliziosamente trasparente. Come mi accorgo quando cerco di raccordare una stretta sinistra con una successiva destra, la grossa Lancia non sembra impacciata come credevo. C’è qualcosa, nel modo in cui passa da un appoggio all’altro, che smentisce l’idea di inerzia che mi ero fatto osservandola da ferma. I freni, invece, sono semplicemente sottodimensionati. Lo erano già con il motore originale e, nonostante i dischi forati e baffati, le pastiglie EBC ed i tubi in treccia non sembrano mai pienamente all’altezza. Detto questo, la mia reticenza nell'usare la Thema come una sportivetta è decisamente diminuita, quantomeno ad andatura spedita.

In uscita dalle curve più strette, il turbo lag non permette mai di sopraffare le ruote anteriori: il tempo di dare giù tutto il gas e ci si trova a ruote dritte. Nonostante questo e nonostante ci troviamo in salita, quando il 2 litri scarica tutti i cavalli, l’avantreno sbanda un po’ a destra e un po’ a sinistra. Nulla di incontrollabile, ma c’è da lavorare con il volante per assecondare e contenere questa tendenza. Nelle curve più veloci, invece, la Thema si sente molto più a suo agio: nonostante l’assetto cedevole permetta più di qualche grado di rollio, la vettura si inserisce e mantiene la traiettoria. L’assetto di quest’auto mi sembra giusto: cedevole come si conviene ad un telaio non proprio granitico ma non “molle”, con il proprio rollio e beccheggio è una ulteriore via di comunicazione verso il mio cervello attraverso la corona del volante. E’ però lampante che per tutta la fase di curva, la ruota anteriore esterna sia quella più sotto carico, anche se al momento non sembra mollare la presa. La Thema continua a sembrare più leggera del dovuto e di conseguenza più controllabile: ora, non voglio sembrare pazzo, ma non credo che molte compatte Turbo degli anni ‘80 potrebbero far molto meglio di lei su questa stessa strada, in particolare a livello di trazione. Mi è già chiaro che spremere i freni, oltre che portarli a morte prematura, aggiunga solo carico inutile al già oberato anteriore. Quando ci provo l’ABS entra in modo scomposto, frenando quasi a caso le quattro ruote e non apportando alcun beneficio in termini di traiettoria. “Entra piano, esci forte”, la regola aurea delle storiche. Ora che inizio ad “andare in fase” con il turbo lag il mio ritmo si alza in modo naturale. anticipando sul gas si può sincronizzare l’arrivo della spinta con la traiettoria, eliminando così attimi di attesa e regalando una fluidità maggiore lungo il percorso. Cioè sia chiaro, la Thema sembra sempre molto più a suo agio in pieno rettilineo, con una 3° e una 4° che danno una ripresa meno “schiacciante” ma ancora più impressionante a livello di passo, ma questo ce lo si poteva aspettare. Ciò che non mi aspettavo è la libertà che mi sta lasciando in curva: da dietro il volante sembra rimpicciolirsi e solo il passo lungo, nelle curve più strette, mi riporta alla realtà. Dopo questo primo assaggio, lascio raffreddare un po’ la meccanica e ne approfitto per riflettere su altri aspetti. Dunque, la posizione di guida è da berlina, con il corpo che si muove un po’ prima di essere “trattenuto” con gentilezza dal sedile. L’unico comando “duro” sembra essere il pedale dell'acceleratore, che va schiacciato con il quadricipite più che con il polpaccio. Il volante è un po’ grande, un po’ troppo in basso ed è decisamente demoltiplicato, come giustamente si conviene ad una berlina. Queste caratteristiche mi obbligano a lavorare tanto con le braccia ma, nonostante questo, il comando risulta trasparente e comunicativo. Il cambio non è velocissimo e non dà un grande feeling meccanico, ma non si impunta nemmeno a maltrattarlo.

E’ veramente una sleeper: tra la risposta feroce del motore, la posizione di guida da papà e la sensazione di generale leggerezza, il cervello non riesce a sincronizzarsi solo in una direzione, ma resta sospeso tra i diversi approcci. Da un lato vorrei spingere, dall’altro non mi sembra la cosa giusta. Di solito non forzo mai nulla, durante la guida: lascio che sia la vettura, con le proprie caratteristiche, a dirmi come divertirci assieme. Odio obbligare la meccanica, sono sensibile come un cucciolo di Panda. La Thema mi sta dicendo di scegliere una traiettoria sensata, non frenare troppo in entrata di curva e lasciare fare a quel turbosedici che sta la davanti. Mi piace come stile di guida, ma voglio capire se ad un certo punto la massa della Thema verrà fuori. Perché, beh, prima o poi lo farà. Già che siamo in pausa, chiedo a Luca quanto pesa la Thema. Mi aspetto una cifra attorno ai 1500 kg, invece lui mi stupisce: A libretto 1240 kg, ma penso saremo sui 1300 kg reali.... Ah, ecco, non mi sembra solo leggera: E' leggera! In particolare rispetto alle dimensioni. Ora tutto si spiega. Ripartiamo. E’ incredibile come la conoscienza di un dato, nonostante lo si potesse intuire, cambi la percezione e l’esperienza. Ora sto cercando più velocità in ingresso, sempre senza esagerare, e cerco di tenere traiettorie più strette ed aggressive. Finalmente il Viscodrive si fa sentire, aiutando l’anteriore ad uscire dalle curve, a patto di tenere giù il piede quando questo inizia ad allargare. Ora sto guidando un po’ più forte e l’avantreno sembra meno “roccioso” di prima. Tutto questo impegno in più, in realtà, non porta ad una crescita in termini di ritmo così impressionante. Sfumature. In una doppia sinistra, in salita, l’avantreno sottosterza leggermente in entrata, prima di trovare trazione e curvare. Quando torno sul gas, poi, c’è una seconda fase di sottosterzo, sempre una sfumatura, prima che i cavalli arrivino poderosi e con loro il Viscodrive. Bisogna lavorare con lo sterzo per aiutare un po’ il telaio, anche perchè, pur mollando il gas con la vettura in appoggio, il posteriore non entra mai in gioco, relegato ai margini con le braccia conserte a guardare l’anteriore lavorare sodo. Ora la Thema ha perso parte della propria stabilità e la curva non è più un unico movimento, ma un insieme di momenti ed equilibri ben distinti.

Attenzione, resta impressionante per una berlina “tuttoavanti” degli anni ‘80, ma ora è chiaro che il telaio sta lavorando molto vicino al suo limite, mantenendo un apprezzabile controllo ma perdendo pulizia e precisione. Il peso sulla ruota anteriore esterna è il “termometro” per capire la Thema: se la gomma molla la presa, l’auto sottosterza e perde la linea impostata, obbligandomi ad alzare il piede dal gas per attendere che torni a mordere l’asfalto. Se al contrario riesco a tenerla vicino al limite delle sue capacità, la Thema curverà, sebbene meno fluidamente di prima. C’è comunque bisogno di una sensibile pausa tra frenata e ritorno sul gas, perché il telaio deve assestarsi in percorrenza prima di tornare pronto a lottare con il 2.0 in uscita di curva. Continuiamo a salire così, con la Thema che qua e là sottosterza e con il posteriore fermo al suo posto fino a quando, in uscita da un tornante sinistro, il Viscodrive mi manda “a cag#re”, mollando anche lui la presa di colpo. Quando questo accade lo si avverte distintamente, tanto che sia io che Luca ci guardiamo. Nemmeno in questo momento la Thema è pericolosa o fuori controllo: l’avantreno scarta più pesantemente di lato e il movimento in avanti viene meno a causa dello slittamento delle ruote anteriori. Alleggerisco un po’ la pressione sul gas, tolgo un po’ di sterzo per sfruttare a pieno la larghezza della strada e dopo un attimo di incertezza (e turbo lag) la vettura ritrova trazione e compostezza, oscillando un po’ quando la turbina si sveglia fischiando come un treno regionale. Ormai sono assuefatto alla violenza del 2.0, ma non dai fischi che la wastegate molla ogni volta che parzializzo il gas: è assurdo come suono, davvero, anche per chi non ama particolarmente la “voce” dei turbo. Continuo così fino alla fine della strada, e tiro le somme di questo test vagamente assurdo.

Una berlina anni ‘80 pesantemente modificata su una strada di montagna?

Considerazioni finali

Dubbi filosofici a parte, la Thema di Luca oggi si è comportata bene. Insomma, oltre ciò che mi attendevo da lei (erroneamente, a questo punto). Faccio un elenchino, poi ditemi se anche voi avreste fatto i miei stessi ragionamenti.

Dunque, la Thema: berlinona di rappresentanza e lusso, quindi pesante, goffa e, nel caso delle versioni turbo, veloce sul dritto, quantomeno negli anni ‘80. Anteriore pesante, il motore a cavallo dell’asse, poca trazione, ciclistica perennemente in crisi quando la si spinge. Avreste avuto anche voi queste aspettative o no? Ed invece, anche con 70/80 cv più dell'originale, questa elegante Lancia si è dimostrata calma, quasi protettiva, ma al tempo stesso sorprendentemente leggera e reattiva, almeno fino al 80% delle sue capacità. Quell’ultimo 20% la mette in crisi che all’aumentare del ritmo diventa disagio, ma anche in questi frangenti si tratta di movimenti morbidi, avvertimenti, più che di un grosso spavento. Un deterioramento della guida a 360°, più che un “mollare la presa”, quasi un consiglio a togliere impegno. So che qualcuno sta pensando “eh ma ha l’assetto…” ma non credo che questo abbia stravolto il comportamento della Thema. Anzi, mi ha permesso di caricare ancora di più il telaio, sfruttare tutta l’aderenza delle 195/15 e, nonostante questo, trovare una grossa dose insperata di controllo e capacità. E’ un’auto per amanti della Guida? No, o per lo meno non in senso stretto, ma anche questo si sapeva. E’ fuori luogo su una strada impegnativa? No, ecco l'aspetto stupefacente: non lo è, quantomeno non più di una compatta turbo anni ’80. Anzi, in trazione e percorrenza potrebbe persino insegnare qualche trucchetto a quelle teppistelle...

Voglio dire: se le cose che ho notato di più e per prime sono state agilità insperata e una certa sensazione di leggerezza, parlando di una Lancia Thema, qualcosa dovrà pur dire. O no?

Un grandissimo grazie a Luca che ci ha permesso di spremere la sua Thema. Potrò dire di aver guidato un 2.0 16v turbo Lancia nuovo di pacca e una Thema sul misto stretto lo stesso giorno. Fantascienza!

La Thema è in vendita, per chi fosse interessato a sbriciolare le solide certezze di qualche ragazzo sulla sua vettura nuova di concessionario. Ecco il contatto: lucavecchio1@hotmail.it

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