Citroen C2 vts

- l’altra VTS -

”Tutta questa sicurezza, comunque, ci ha regalato un ritmo decisamente importante. Freno a fondo in una curva a destra, in contropendenza, prima di una 90° a sinistra. Ho tanta velocità e mi sto attaccando ai freni mentre chiedo all’avantreno di sterzare. Il posteriore dell’auto si sveglia, ondeggia scarico di energia, scivola leggermente a sinistra ma resta perfettamente sotto controllo. Aumento ancora la pressione sui freni, piccola correzione con lo sterzo, volante dritto per un attimo, alleggerisco sui freni e sterzo con decisione a sinistra per la curva ad angolo retto successiva. L’avantreno, per quanto sotto stress, lancia subito la C2 in rotazione mentre torno sul gas in un attimo, con il 16V che risponde con un ringhio e una bella botta di accelerazione. E’ una piccola professionista, non c’è che dire, sa il fatto suo.”

Ci sono auto che per un motivo o per l’altro passano un po’ sotto traccia nei cuori degli appassionati. Certo, essere i sostituti di un mito non aiuta…

10 agosto 2021| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Gabry

Diciamolo: avere fratelli di successo, a cui tutti vogliono bene e le cui gesta vengono ricordate da tutti, è una bella rottura. Se poi sono maggiori ancora peggio. Cioè, bello eh, fa piacere, ma poi bisogna fare i conti con le domandine esistenziali che ti vengono a trovare nel cuore della notte o al semaforo di un piovoso lunedì mattina. Tipo: “Che sto facendo di speciale io?” “Qualcuno si ricorderà di me?” “Quelle tette saranno vere?” “Eppure abbiamo gli stessi genitori, o no? Anche se in effetti il postino mi guarda con troppo affetto…” Insomma, domande che non fanno dormire. Ora, non avete sbagliato pagina, sono io che ho leggermente esagerato alle 23:38. Immagino però che questi pensieri siano passati più volte, nel cuore della notte, nel cervello della Citroen C2 VTS. E non fate i furbi, se vostro fratello si chiamasse Saxò VTS (qui trovi la nostra prova della Saxò VTS), anche voi sareste un po' preoccupati. Un tipo sportivo, vagamente mitico, che ha fatto da riferimento nella categoria a cui appartenete anche voi per due decenni: anche voi sareste più melodrammatici di Gigi D’Alessio al matrimonio della figlia di Mario Merola. Sotto la pelle la C2 VTS presenta diversi “aggiornamenti” rispetto al modello che l'ha preceduta. L’aspetto è quello tipico delle auto “popolari” primi anni 2000: tetto alto e stile da mini monovolume. Tipo la Panda 100 HP, stretta e alta, che abbiamo avuto modo di provare (qui trovi la nostra prova della Panda 100 HP). La domanda è: in quel periodo andavano forte i capelli alla Marge Simpson? No perchè altrimenti non si spiega il bisogno di spazio SOPRA la testa. Mah. Detto ciò, in Citroen hanno comunque provato a dare un senso di dinamicità al tutto. Passaruota generosamente bombati, alettoncino, cerchi da 16 pollici con pneumatici 195/45, paraurti palestrati e scarico che fa capolino dal posteriore. E’ meno magnetica della Saxò, e fino a qua ci siamo, però quando la metti a fuoco si fa guardare volentieri. Sotto pelle, poi, c’è un’evoluzione molto importante: Macpherson davanti, aiutato da una scatola guida più diretta che nelle versioni da pensionata, ed al posteriore bracci longitudinali a ruote interconnesse. Un salto in avanti da medaglia olimpica rispetto al mitico “ponte” torcente della Saxò. I platani a bordo strada ringraziano. Sotto al cofano anteriore troviamo un’evoluzione del motore 1.6 litri 16v bialbero della sua progenitrice: testa modificata, pistoni diversi e qualche accorgimento minore che permette alla C2 VTS di inquinare meno e sviluppare qualche cavallo in più, 122 per l’esattezza. Potevano fermarsi qua, in effetti, ma gli ingegneri francesi si son fatti prendere un po’ la mano con l’elettronica. C’è l’ESP ma è disattivabile, quindi no problem. Più “problem”, invece, sono il servosterzo elettrico ed il comando del gas, anch’esso comandato da sensori e impulsi elettrici. Al di là di questo, i francesi ci tenevano a far sapere che no, la C2 non sarebbe stata una VTS per modo di dire: alla presentazione la misero giù cattiva come Sauron con il mal di testa. Dentro al mio cervello la C2 VTS, lo ammetto, è rimasta in un angolino a prender polvere. Il perchè non lo so, ma oggi sono davvero contento di metterci le mani sopra. Una compatta sportiva francese? Ceeeeeerto che ci interessa…

Il mito, la Saxò VTS (clicca sull'immagine per leggere la nostra prova della Saxò VTS)
L'ereditiera, la C2 VTS

Impressioni a ruote ferme

Ciro ha acquistato questo esemplare di C2 VTS nuova nel 2005. Unicoproprietario, quasi immacolata e decisamente amata. Nel posteggio del fast food che abbiamo usato come ritrovo (come i ggggiovani) la C2 VTS spicca, nonostante le dimensioni siano davvero compatte. No, sul serio, agli occhi arriva con le proporzioni dimensionali di una Smart Fortwo. E’ corta, stretta e..alta, ma questo l’ho già detto. I cerchi OZ Millerighe, neri con loghi rossi, stanno talmente bene da sembrare una scelta ufficiale di Citroen, più che un vezzo del proprietario. Se Batman volesse una compatta per rincorrere i malviventi sulle strette strade di Gotham penso che Alfred allestirebbe per lui una C2 VTS come questa. Tutta nera, cerchi neri, vetri oscurati, qualche segno rosso come le pinze freno e i loghini, tanto per trovarla quando la si posteggia al buio.

Purtroppo per lei il design della C2 è uno di quelli che o lo ami o lo odi e, nonostante qualche sapiente tocco di mamma Citroen, non riesco a trovarla propriamente “bella”. Non che sia brutta, intendiamoci, ma sembra solo un po’ così, figlia di un compromesso. Le bombature, però, sono sempre un bel tocco, tanto più con questi cerchi modello rissa da strada anni ‘90. Meno bella della Saxo? La smettiamo con questi paragoni? Ciro è un ragazzo simpaticissimo ed entusiasta della propria vettura e, dopo qualche battuta da Bar (di cui io sono campione del mondo, per altro), inizia a raccontarci del suo piccolo giocattolo. Scarico rivisto, molle Eibach, power-commander per eliminare il fastidioso ritardo dell’acceleratore elettronico (che t’avevo detto, Tommà?) e cerchi, il resto è tutto stock. E sono contento così, adoro testare le auto stock. Beh, anche quelle pesantemente elaborate. Ok, mi piace testarle tutte, ma sono felice che la VTS non sia equipaggiata con un assetto estremo o altro che possa rovinarne la dinamica.

Apro la portiera ed eccomi nell’abitacolo, di un bel rosso fuoco. No, scherzo, è nero anche lui. I sedili sono leggermente profilati e hanno un aspetto decisamente “francese”, con la seduta piatta e i fianchetti ben distinti. Il volante non ha particolari attrattive, anche se è rivestito in pelle, ma appena il mio sguardo si sposta a destra trovo il tocco che preferisco in tutto l’abitacolo: un bel pomello color metallo satinato, con su incisi i rapporti. Lo so, mi accontento di poco, ma è bello da vedere, semplice e rimanda subito al mondo racing. Guardo di nuovo davanti a me e penso, per l’ennesima volta, che i francesi in quegli anni erano in fissa con il digitale. La strumentazione comprende uno schermo rettangolare stretto e lungo, a fondo arancione, su cui campeggia l’indicazione della velocità. Sotto c’è uno spazio per le spie e sopra, tipo mezzaluna, una sottile barra ad arco che funge da contagiri. Ora, lo schermo con l’indicazione di velocità fa pure un po’ Gruppo A e non mi dispiace, ma se mi levate la soddisfazione di vedere la lancetta del contagiri sfondare la zona rossa su un piccolo aspirato siete un po’...infami. Sotto i miei piedi c’è una bella pedaliera in metallo: dev’essere un tocco dello stesso illuminato che ha pensato al pomello. La seduta è alta, come da prassi in quegli anni, con le gambe decisamente più in basso del fondoschiena, ma quantomeno il volante è nella posizione giusta per giocare. Questa VTS sembra uscita ieri da un concessionario, ma basta con le chiacchiere, c’è una stradina che ci aspetta…

Su strada

Quanto amo le vetture leggere con piccoli motori aspirati e affamati di giri! 25 metri dopo la partenza del test sono già felice di constatare che il 1.6 litri 16v è fonte continua di piacere. Anche sotto i 4000 giri/minuto il motore è pronto, ma oltre questa soglia cambia voce e indole, diventando aggressivo come un Jack Russell a cui tentano di rubare l’osso. Il suono che esce dallo scarico invoglia a darci dentro e chi sono io per deluderlo?

Dopo qualche lancio, scopro che in verità la risposta del pedale è dopata dalla presenza del power commander: è pronta fin dai giri più bassi e questo smorza un po’ la sensazione di “iniziare a darci dentro sul serio” agli alti giri. Se solo capissi a colpo d’occhio a quanti giri sono… Arrivano le prime curve. Freno, scalata dalla terza alla seconda, il punta-tacco va a segno con una facilità disarmante. Ottima pedaliera, davvero, 30 punti fragola per la VTS, che ora sto inserendo in una lunga e stretta destra. L’assetto, a discapito del baricentro che non è basso come nella sua antenata, trova l’appoggio in un attimo. E’ una sensazione molto positiva, quella di un’auto con una gommatura generosa ed un assetto che permette di usare questa trazione in modo bilanciato e scorrevole. Esco dalla curva a gas spalancato con il millesei che sbraita, ma all’improvviso l’ESP si invita alla festa, tagliando la potenza. Non mi sembrava che l’auto fosse in crisi, ma va beh. Curva a sinistra, freno a fondo, punta-tacco (quanto mi piace?), la cambiata va di nuovo a segno senza problemi e inserisco.

E’ come se conoscessi la C2 da anni, e lo dico con una nota di stupore, parlando di una francese. Veloce, frizzante e scorrevole, facile. Non fosse che cambio ad orecchio, perchè non posso distrarmi per cercare la barretta che scorre in quella fessura che fa da contagiri...Esco dalla curva, il volante è un po’ sconnesso dall’azione, ma l’ESP torna a farsi sentire. Inopportuno come una testimone di Geova la domenica mattina.

“Ciro, ma il tasto per disattivare sto caz## di ESP...dov’è?”

A-ha, lo sapevate, cari i miei francesi, che era un dito nell’occhio ‘sto controllo elettronico, eh? Ed infatti avete messo il tastino per eliminare l’ESP ben visibile appena sotto l’autoradio. Libertè, egalitè, fammi derapè! Spengo e riprendo a darci dentro. So che state aspettando un parallelo con la Saxò e anche se non lo volete io ci ho pensato per tutto il test, quindi non posso fare a meno di esternare le mie sensazioni. Il motore della C2 è chiaramente un parente stretto di quello della Saxò: stesso suono, stessa pasta nel salire di giri, persino più pronto ai bassi regimi. Dopo i 4000 giri/minuto i due motori si somigliano molto, almeno fino ai 6000 giri/minuto. Da qua in poi, però, il motore della C2 sembra decisamente più educato e non diventa un pazzo scatenato come quello dell’antenata. Inutile dire che, beh, quell’effetto da fuori di testa è una delle parti che più adoro della Saxò. C’è poi da dire che la C2, per quanto leggera (980 kg) non può eguagliare gli 850 kg della Saxo, ed anche per questo non sembra iperattiva come lei. Nonostante questo la C2 ci sta dando dentro, volando in curva e uscendo con entusiasmo, manca però quel pizzico di follia. Il comando dello sterzo partecipa attivamente nello smorzare gran parte dell’eccitazione selvaggia che si ottiene spremendo una piccola su una strada così. E’ leggero in modo artificiale e, per quanto lo si ruoti, non restituisce alcun feedback attraverso la corona del volante, ed è un peccato, visto quanto l’assetto è disposto a giocare. Difetti o no, sto andando su forte, come testimonia il piede di Ciro che noto, con la coda nell’occhio, mentre cerca un pedale del freno immaginario sul lato passeggero prima di una lunga destra. Non c’è grande impegno, ma non è merito mio, è tutto della C2. Il telaio, pur non essendo affilato come quello della Saxò, è decisamente più collaborativo. Mettiamola così: l’avantreno non regala l’eccitante sensazione di poter fare qualsiasi cosa come quello della Saxò, ma di contro il posteriore resta stabile e rassicurante, l’esatto contrario di ciò che accade con la più vecchia delle due. La C2 è più smussata, sia in senso buono che cattivo. Più matura. Tipo quell’amico che si sa divertire senza saltare sui tavoli ad intonare canzoni sconce, come ad esempio farebbe la vecchietta, che però così facendo crea storielle e leggende da raccontare per anni. Ora il ritmo è più alto e devo dire che mi sto divertendo, anche se non è l’esperienza assoluta che mi aspettavo. E’ tutto un filo troppo pacato e semplice, ma non sono veri difetti, è qualcosa di soggettivo.

Frenata, scalo 3° e 2° marcia, ora che al cambio sto mettendo più fretta è diventato recalcitrante, inserisco. La C2 trova rapidamente un appoggio sicuro e ridò tutto gas con largo anticipo. Come volevasi dimostrare: sull’asciutto e con gomme buone l’ESP è semplicemente inutile, l’avantreno scarica a terra tutta la potenza ed il millesei si lancia felice sul rettilineo successivo. Davvero, è stupefacente quanto il posteriore della C2 sia sicuro e composto, sia giocando con il gas che frenando a ruote girate lui non scivola mai. Sul veloce ci si dimentica di trovarsi su una francese, tanta è la sensazione di auto “quadrata” e stabile. C’è purtroppo quella sorta di strato di distacco imposto dall’elettronica e non solo dallo sterzo. Anche l’acceleratore regala una sensazione distaccata, non meccanica e per questo meno inclusiva nei riguardi del guidatore. I freni, invece, mi piacciono: sono modulabili, hanno la giusta potenza e non si sono ancora stancati di fare gli straordinari. Tutta questa sicurezza, comunque, ci ha regalato un ritmo decisamente importante. Freno a fondo in una curva a destra, in contropendenza, prima di una 90° a sinistra. Ho tanta velocità e mi sto attaccando ai freni mentre chiedo all’avantreno di sterzare. Il posteriore dell’auto si sveglia, ondeggia scarico di energia, scivola leggermente a sinistra ma resta perfettamente sotto controllo. Aumento ancora la pressione sui freni, piccola correzione con lo sterzo, volante dritto per un attimo, alleggerisco la pressione sui freni e nello stesso tempo sterzo con decisione a sinistra per la curva ad angolo retto successiva. L’avantreno, per quanto sotto stress, lancia subito la C2 in rotazione, torno sul gas in un attimo, il motore risponde con un ringhio ed una bella botta di accelerazione. E’ una piccola professionista, non c’è che dire, sa il fatto suo.

Considerazioni finali

Cerco di essere oggettivo, cosa che di solito non tento nemmeno di fare. La C2 VTS ha del talento nascosto sotto quella carrozzeria da piccola MPV. E’ veloce, capace, e ha più ritmo nel sangue di Ceccherini ne “Il Ciclone” con la pompetta del verderame. C’è però del distacco tra voi e l’azione, in parte dovuta alla semplicità di guida ed in parte alla scelta elettronica di alcuni componenti fondamentali. Non voglio essere frainteso: non è che una vettura difficile sia per forza migliore, anzi, quindi lascio perdere le valutazioni sul comportamento del posteriore rispetto alla Saxò. Ad alcuni, d’altronde, non piace pendolare in curva e cambiare le mutande mentre si va a spasso, ci sta. No, ciò che mi è mancato è l’interazione pura: 1000 giri/minuto in più di follia pura nel motore, meno inerzia, un volante che trema e sbatacchia sotto carico ed un acceleratore a cavo con cui aprire la farfalla del motore. Forse, senza la Saxo, non avrei notato tutto questo, ma ve l’ho detto o no che avere un antenato di talento è una sfiga?

Detto ciò, emozioni fortissime a parte, la C2 VTS sa fare di più di chi la precede. E’ ben costruita, affidabile, moderna e non sembra andare a pezzi ogni volta che tirate una marcia. E’ persino comoda in città, compatta e scattante com’è. Ah, al momento si trovano ottimi esemplari a poco più del prezzo di un iPhone.

Però, che sfiga aver visto la luce dopo quell’altra…

Vorremmo ringraziare Ciro di cuore per le risate, due chiacchiere piacevoli e una bella guidata: la giornata perfetta.

Grazie mille, a presto!

Ti è piaciuto l'articolo?

Supportaci cliccando sul pulsante qua sotto!

Ruggine Magazine è gratis e lo sarà per sempre. Se ti piace quello che facciamo e vuoi aiutarci a migliorare, puoi farlo cliccando sul pulsante.