ford mustang gt 5.0 v8

- violenza a stelle e strisce -

”... riduco il numero di input e ne aumento la qualità, cercando di curare le traiettorie e di limitare al massimo i trasferimenti di carico. Immediatamente la Mustang guadagna in scorrevolezza e ritorna a suo agio. Per quanto non sia uno stile di guida puro e per quanto sia davvero distante da una vera sportiva, regala una certa soddisfazione mantenere la Mustang in equilibrio con il gas, lo sterzo ed i freni. Insomma, non mi sto annoiando, ma quell’infame del V8 continua a parlare con il mio lato più oscuro e quindi, inevitabilmente, il ritmo torna ad aumentare…”

C’è un’auto più Yankee di una Mustang V8? No, forse no. Eppure, per quanto la sportiva Ford sia un successo dall’altra parte dell’oceano, è sempre stata considerata da noi europei (snob) un’auto… da bar. Con la versione 2016, Ford ha provato a renderla più a misura di Vecchio Continente: potevamo non provarne una?

04 gennaio 2022| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Sebastian Iordache

Ahhh, gli americani. Quel popolo capace di costruire una solida superpotenza basata sulla sboronaggine, la propaganda e l’assoluta certezza di fare le cose meglio di tutti, a prescindere. Pensate che questi sono (o erano?) l’economia più forte del mondo, immaginate gli altri…

Comunque, lasciamo perdere le mie approfondite analisi di geo-politica e torniamo a noi: se vi dico “auto americana”, cosa vi viene in mente? GT40, poi la Cobra (se ti sei perso il nostro test della Shelby Cobra... eccolo) e poi? La Mustang, ovviamente. Un successo nel Nuovo Mondo dal 1964, come da targhetta commemorativa sul cruscotto della “nostra” Mustang di oggi.

Però, immaginate i tecnici FORD alla presentazione del nuovo modello di Mustang: tutti belli tronfi, che so, texani che si strappano i capelli, bionde gonfiate a 15 atmosfere che ne comprano un paio per girare a Palm Springs. Ci siete? Poi le danno da testare ai giornalisti, sale il solito inglesotto e dopo un giretto parte a lamentarsi del peso, dello scarso controllo della scocca, della trazione inesistente. Immaginate il nervoso in quel di Detroit. Ma gli americani sono un popolo cocciuto e generazione dopo generazione si sono impegnati a fondo per cercare di piacere anche a quegli snob degli europei. Quanto? Tanto, basta dire che il V8 montato sulla Mustang Shelby GT350R è ad albero piatto, proprio come i V8 di Maranello. Insomma, è ora che anche Ruggine Magazine metta le sue regali natiche su una Mustang recente, in questo caso una GT V8 del 2016, la versione dichiaratamente presentata come “all’altezza delle europee”, a sentire i tecnici FORD dell’epoca. Partiamo a raccontarla ovviamente dal suo motore, cuore e anima di ogni mezzo americano che si rispetti, dal regolabarba all’auto sportiva. Già qua, se vi aspettate un mucchio di coppia e potenza a regimi da diesel e magari un volumetrico, vi sbagliate. 440 cv a 6500 giri\minuto e 530 Nm a 4250 giri\minuto ottenuti da un 5000 cc aspirato. Ok, non sono 100 cv\litro, ma non facciamo troppo i pignoli. Il peso? 1750 kg. Non proprio un fuscello ma a guardarla da fuori, larga, lunga e massiccia com’è, sembra comunque un mezzo miracolo. Cambio manuale a 6 rapporti, interni Recaro, differenziale autobloccante, cerchi da 20 pollici opzionali e scarico “Sport”, lo stesso che sta facendo tremare la cancellata accanto alla quale la “nostra” Mustang è posteggiata per la sessione foto. Ahhhh, gli americani…

Impressioni a ruote ferme

Iniziamo con una premessa: se anche voi siete un po’ schizzinosi come me sul tema “auto”, davanti ad una Mustang messa giù così non potete restare indifferenti. Non dovete vergognarvi: è stata disegnata per toccare le corde più “burine” che albergano in ognuno di noi. E’ come quando in un locale entra una ragazza (o ragazzo, a seconda di ciò che vi piace) non bellissima, magari con qualche chilo di troppo, ma vestita in modo provocante e con quell’aura da “dammi quindici minuti e ti faccio dimenticare come ti chiami”. Ecco, siate sinceri: vi sfido a non darle un’occhiata e non chiedervi quanto possa essere divertente, in effetti, passarci del tempo. La Mustang è uguale: grossa, sfacciata, ti sbatte sotto al naso la sua aggressività e l’assoluta mancanza di limiti o mezze misure. L’esemplare di Daniel è decisamente cattivo: carrozzeria (nera) attraversata da due bande bianche in pieno stile Yankee, cerchi Fondmetal da 20 pollici (neri), interni in pelle (nera) lucida come il chiodo di Fonzie in Happy Days.

Il cofano motore, grande come un monolocale e segnato da due vistose prese d’aria laterali proprie della versione V8, si impenna in corrispondenza delle gomme anteriori per poi scendere in picchiata verso il paraurti, dominato dalla bocca centrale che fa assomigliare la Ford ad uno squalo balena intento a mangiare quintali di plancton. I sottili fari anteriori mi ricordano qualcosa e ci metto un po’ a capire cosa: somigliano, più nell’intenzione che nella forma esatta, a quelli della Mazda MX-5 ND. I passaruota anteriori sono così massicci che fan sembrare appena sufficienti i grossi cerchi in lega, dietro i quali si intravedono le pinze dei freni Brembo.

La fiancata è morbida e semplice, la vetratura minima e rastremata verso il posteriore, dominato dai fari “a stanghetta” e dai due enormi scarichi circolari, dal quale esce un suono incredibilmente gutturale. Sembra di sentire una Harley Davidson accesa sotto un metro d’acqua, tipo mostro della laguna che gorgheggia. Questa GT è importata direttamente dalla California ed è arrivata con un ulteriore tocco di sbruffonaggine: la copertura del vetro posteriore “a persiana”. A cosa serve? Semplice, a farsi guardare ancora di più, quindi missione compiuta. Le persone che passano ci mostrano il pollice e dalle auto i bambini si appiccicano ai finestrini lasciando alitate sui vetri mentre indicano la grossa Ford. La Mustang sa farsi notare, questo è sicuro.

Daniel è alla seconda Mustang, prima di questo esemplare ne ha avuta un’altra ma con il 2,3 lt Ecoboost. “Andava bene, ma non era una vera Mustang...”. In effetti, per quanto le Ecoboost possano andare bene, ora che la sto vedendo e soprattutto sentendo da vicino, non posso immaginarla senza la tonalità arrogante che fuoriesce dallo scarico sportivo (opzionale). Apriamo il cofano anteriore ed il V8 Coyote appare in tutta la sua possanza, sovrastato da una barra duomi grossa come una putrella che promette bene. E’ davvero grosso, ed è posto proprio sopra l’asse anteriore, senza troppe coperture di plastica a nasconderlo.

Mi accomodo a bordo: la sensazione che arriva, fortissima, è di essere tornato bambino. Avete presente quando, a 10 anni, vi mettevate dietro al volante dell’auto di famiglia e tutto sembrava grande e distante? Ecco, mi sento così, ma ora sono alto 1,80 mt (vabbè quasi, ma non facciamo i pignoli…). Il sedile ha fianchetti pronunciati, ma sono troppo “smilzo” perchè questi mi stringano sul serio, la plancia dal disegno lineare è grandissima, il parabrezza una enorme distesa di vetro e la strumentazione ha le dimensioni di piattini da dolce. Il pomello cambio sembra una palla da baseball, sia per le dimensioni che per la forma sferica, ed è montata su un’asta che sembra in grado di reggere un monumento.

La curva del cofano è chiaramente visibile, la seduta è più alta del previsto e la scarsa vetratura laterale, una volta chiusa la portiera, mi fa sentire come dentro la pancia dello squalo balena di prima. Devo dire che tutta la strumentazione analogica dona alla Mustang un sano aspetto rustico, con l’apice assoluto raggiunto dalla scritta “Ground Speed” sul fondo del tachimetro, come negli aerei della 2° Guerra Mondiale. Ok, dovrei accennare alle plastiche attorno a me che sembrano fatte di cracker, ma ho dato un paio di colpetti di gas e tutta la Mustang sta ondeggiando sotto i colpi del V8, che tira fuori una quantità di decibel spropositata ed un tono assolutamente arrogante… Plastiche? Quali plastiche?

Su strada

Vorrei dirvi che ho aumentato il ritmo con gradualità, nel pieno rispetto del mio ruolo da tester, cercando magari di cogliere le caratteristiche comportamentali della GT al variare dell’impegno, ma mentirei: al primo rettilineo sgombro ho impugnato il grosso pomello, l’ho portato in 3° con un movimento risoluto, ho serrato la mascella e ho schiacciato a fondo il gas. Mi è sembrato più giusto così, d’altronde la Mustang non sembra volermi nascondere nulla, sventolando il suo machismo come Sylvester Stallone ad una gara di Miss Maglietta Bagnata. La corsa dell’acceleratore è lunga, quasi fosse una sorta di ulteriore “sicura”, il muso della Mustang si alza sull’orizzonte e affondo nel sedile mentre la Mustang accelera furiosamente. E’ un tipo di accelerazione forte e costante, quel tipo di erogazione che non sembra una curva, ma un muro: il V8 mi schiaccia con la stessa forza dai 4500 giri\minuto ai 7000. Da scheda tecnica il picco di cavalli arriva a 6500 giri\minuto, ma vi assicuro che preoccuparsi del regime di rotazione del V8 è tempo perso: sembra sempre in grado di dare tutto ciò che ha, quasi fosse un elettrico. No vabbè, scusate, scherzavo.

Persino il suono resta sempre costante, una sorta di boato in cui distinguo chiaramente le singole esplosioni dei cilindri, che agli alti regimi aggiunge tonalità più alte, ma poca roba rispetto al martellare di fondo. La forza bruta sviluppata dal motore e quanto questa influisca sull’equilibrio della Mustang è chiara anche nel momento in cui si cambia rapporto. Attraverso il pomello posso sentire i grossi ingranaggi che si accoppiano e, nell’istante in cui schiaccio la frizione, tutta la scocca torna “in piano”, per poi “impennarsi” di nuovo quando ritorno ad accelerare nel rapporto successivo. E’ un movimento al quale non sono abituato e anche se è un piccolo campanello di allarme anch’esso fa parte della bullaggine che la Mustang continua a regalare a piene mani. Insisto sul gas in 4°, il tachimetro inizia segnare velocità preoccupanti e davanti a me c’è una 90° a destra piuttosto ampia. Lascio ampi margini, chiamo a lavoro il Sig.Brembo, la GT si “pianta” sull’asse anteriore, punto di corda e torno sul gas. Lo sterzo è un elemento che stranamente si distacca dalla sensazione di peso che pervade il resto dell’esperienza: è vagamente leggero e non troppo connesso con l’asse anteriore, ma le grosse gomme fanno il proprio dovere inserendo il grosso muso in curva. Nell’istante in cui torno sul gas, affiorano nella mia testa decine di flash con Mustang che sovrasterzano, si imbarcano e picchiano contro gli oggetti attorno, quindi, istintivamente, alleggerisco la pressione sul pedale dell'acceleratore. La GT si accuccia di nuovo ed esco dalla curva senza perdite di trazione, non troppo velocemente e sbraitando come se avessi perso lo scarico per strada.

Se voglio riflettere un attimo devo zittire il V8, perchè lui continua a dirmi di dare gas a palate e io ho bisogno di digerire l’esperienza eliminando il fattore “bullismo” dall’equazione, quindi aumento il rapporto con cui affronterei questo tratto di strada se volessi andare all’attacco, lascio fare alla coppia e mi concentro sul resto della Mustang. L’assetto è morbido, da berlina “sportiveggiante” e non sembra in grado di gestire sempre i cambi di inerzia in modo professionale. Siate violenti con lo sterzo e sentirete i chilogrammi vincere la sua battaglia con le sospensioni, mentre la GT perde compostezza e gli pneumatici gridano pietà. Appena lo capisco riduco il numero di input e ne aumento la qualità, cercando di limare gli spigoli delle traiettorie e di limitare al massimo i trasferimenti di carico e immediatamente la GT guadagna in scorrevolezza e coesione. Per quanto non sia uno stile di guida puro e per quanto sia davvero distante da una vera sportiva, regala una certa soddisfazione mantenere la Mustang in equilibrio con il gas, lo sterzo ed i freni. Insomma, non mi sto annoiando, ma quell’infame del V8 continua a parlare con il mio lato più oscuro e quindi, inevitabilmente, il ritmo torna ad aumentare. Curva a sinistra che si apre verso l’uscita, freno forte, quando inserisco lo sterzo sembra sopraffatto dalle forze e si “sconnette”, lasciandomi privo di feedback, un accenno di sottosterzo, punto di corda. Quando torno sul gas i giri del V8 si alzano all’improvviso, il muso s’impenna come al solito ma questa volta il posteriore della GT scarta di lato e mi tocca controsterzare con decisione prima che il controllo della trazione si svegli e decida di guadagnarsi il pane. Riprovo la manovra diverse volte e non riesco a capire come, quando e quanto lavori il controllo di trazione: alle volte taglia tutto subito, alle volte sembra proprio non esserci, intervenendo quando oramai ho riportato l’auto dritta con le mie forze. Non che sia difficile da fare, anche se la massa si sente ed il riallineamento può diventare problematico in caso di troppa aggressività, ma odio non sapere quando e se avrò una mano da parte dell’elettronica. Ci provo: disattivo il controllo di trazione, mi aggiusto sul sedile Recaro (sul quale ci si lascia andare come su un pouf anni ‘90) e mi concentro al massimo.

In rettilineo la costanza e la deliziosa violenza con cui spinge il V8 non smette di stupirmi, anche se, una volta fatta l’abitudine all’assalto sensoriale provocato dal suono, mi rendo conto che la progressione è rapida ma non feroce come le orecchie vogliono farmi credere. C’è però da dire che la Mustang centra in pieno l’obiettivo, se la sua missione è far uscire l'hooligan che c’è in te. Sto per affrontare di nuovo la curva destra a 90° con cui ho iniziato il test e sono deciso a capire cosa sa fare questo strano animale. Mi attacco ai freni, adesso il muso sembra proprio piantarsi a terra, il posteriore scarico ondeggia, inserisco con i freni ancora spremuti. L’avantreno non riesce a gestire tutto e parte in sottosterzo, nulla di incontrollabile ma la GT apre la traiettoria in modo sensibile. Lascio i freni, la scocca si appoggia pesantemente sulle ruote esterne, torno sul gas e immediatamente il telaio, già confuso, molla la presa al posteriore. Parliamoci chiaro: il sovrasterzo è ovvio e non può cogliere di sorpresa, se avete una minima idea di cosa fare dietro al volante, ma c’è da stare con le antenne ben dritte, come direbbe mia madre. Ok, una volta innescato è un movimento morbido e “citofonato”, ma la primissima fase di transizione tra sottosterzo e sovrasterzo è abbastanza improvvisa e va gestita con rapidità e precisione. Molta inerzia, telaio e sospensioni morbide e motore V8 che ai medi regimi scarica una botta di coppia immediata sono elementi che non possono essere presi sottogamba ma, come detto, una volta gestita la transizione l’auto si assesta e sembra possa procedere di traverso per tutto il giorno. Ok, non voglio capire altro, siamo su strada aperta al pubblico e va benissimo così. Ma non posso far altro che riflettere: la Mustang del test ha gomme maggiorate di ottima qualità e l’asfalto è freddo ma asciutto… sul bagnato e con gomme meno performanti, ecco, diciamo che potrebbe diventare un gioco pericoloso farla arrabbiare. Anche perché, diciamocelo, in questi frangenti la GT non è completamente a suo agio. Già che ci sono, però, ripeto l’esperienza un paio di volte, tanto per esserne sicuro…

Considerazioni finali

La Mustang V8 è una vera muscle car, con buona pace dei progettisti: la sorpresa è quanto mi ha divertito, cosa che non ritenevo possibile, arroccato nelle mie convinzioni automobilistiche tutte GT3, Type-R o RS. Avevo paura di trovarla solo inutilmente grossa, troppo “sborona” e poco concreta, invece… no va beh, è esattamente così.

Va bene, vi sento mugugnare dal fondo della sala, avete ragione: quello che offre la Mustang è un divertimento grezzo e fine a sé stesso, come fare i freni a mano sulla neve. Però… la Mustang riesce anche a regalare una certa soddisfazione, lo stesso piacere che si prova a far funzionare bene un grosso e pesante attrezzo meccanico: c’è stato un momento esatto, in una S veloce, in cui ho gestito al meglio le inerzie e gli input, mantenendo la GT in perfetto equilibrio tra tutte le forze smodate di cui sembra composta, in cui mi sono davvero goduto il momento. Ovviamente se siete come me prima o poi chiederete di più: maggiore velocità d’entrata, una traiettoria più aggressiva o semplicemente più aderenza e capacità, ed è proprio l’esatto istante in cui la Mustang si perde. A dispetto della sua aria da Top Gun con occhiale da sole e stuzzicadenti in bocca, se la si impegna sul serio perde la sua convinzione, disunendosi e risultando a disagio in modo palese. Un consiglio: se arriverete a questo punto non sottovalutatela e concentratevi, fidatevi di me.

La V8 potrebbe smettere all’improvviso di essere l’amico grosso e simpatico con cui avete fatto casino fino ad un attimo prima per trasformarsi all’istante in un manesco ubriaco…

Daniel, grazie mille: la tua Mustang V8 è davvero… una Mustang V8.

Spettacolare, esagerata, violenta, ma ha anche dei difetti. Grazie!

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