Autobianchi A112 Abarth Trofeo

- piccola a chi? -

”...Sinistra - destra, sollevo dietro di me una nuvola di terra e paglia al mio passaggio. Non freno, lascio solo il gas in entrata, l’Abarth si assesta e curva, leggero sottosterzo quando porto l’acceleratore a tappeto, poi risollevo il gas, inserisco a destra, nel movimento il posteriore arrotonda un po’ l’inserimento, acceleratore di nuovo giù, la curva sparisce e la A112 Abarth rimbalza sulla strada, in piena accelerazione, come lanciata da una fionda. Rallento, rido, tiro pacche al volante. Un contadino appoggiato ad una zappa, penso abbia 70 anni, mi guarda severo e poi mi mostra il pollice, aprendosi in un sorriso..”

Ho atteso anni la A112 Abarth, e quando è arrivata ha assunto la forma di una “Trofeo”. Se conoscete un modo migliore per divertirsi con 70 cavalli fatemelo sapere...

14 dicembre 2021| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Sebastian Iordache

Per quanto io non sia proprio uno di primo pelo, ci sono auto mitiche che non sono mai riuscito a gustare a pieno, perché troppo anzianotte. Così anziane da non essere riuscito ad incrociare nemmeno da padri\zii\nonni\cugini appassionati, purtroppo. La mitica Autobianchi A112 Abarth è una di queste. Questa è la sua genesi: ad inizio anni ‘70 la Innocenti tira fuori la Mini Cooper MK3, decisamente più orientata alle prestazioni, e spopola tra i giovani con il piede pesante. In Autobianchi annusano l’affare, guardano i piazzali pieni di innocue A111 e A112, alzano la cornetta e chiamano un certo Carlo Abarth, chiedendo se si può fare qualcosa. Che domande. Il nostro Carletto, prima della cessione della sua Abarth al gruppo FIAT, fa in tempo a presentare al “Saloncino dell’auto sportiva” una A112 con un motore a testa radiale da 107 cv. Ecco, Carletto si è forse fatto prendere un po’ la mano, visto che la vettura da battere di cavalli ne tira fuori appena 63… Ma noi Abarth lo amiamo anche per questo, o no? La stampa comunque è entusiasta (e ci mancherebbe pure) ed al Salone di Torino del 1971 viene presentata la versione definitiva: un piccolo missile rosso con cofano nero mossa da un 900cc che sviluppa 58cv. Ok, Abarth ne ha tirati fuori decisamente di più, ma FIAT preferisce un modello meno cattivo e più fruibile. Che noiosi. Così ha inizio la produzione lunga ben 14 anni, 7 serie e migliaia di clienti col sorriso a 48 denti. La macchina si comporta così bene e attira così tanti clienti col piede di ghisa che FIAT stessa (che tempi…) istituisce un monomarca di contorno al Mondiale Rally: nasce così il “Campionato Autobianchi A112 Abarth 70HP”, per gli amici “Trofeo A112 Abarth”. Il livello è così alto che proprio da questo monomarca vengono fuori piloti del calibro di Attilio Bettega e Gianfranco Cunico che, se non sapete chi sono, non vi faccio più amici. Il “kit” di preparazione per le piccole A112 al Trofeo comprende rollbar, impianto antincendio, cinture di sicurezza da gara, fari supplementari e paracoppa dell’olio.

Insomma, quanto sarebbe bello guidare una A112 Abarth messa giù così?

Impressioni a ruote ferme

Continuo a girare attorno alla A112 Abarth mentre il proprietario, Federico, mi racconta la storia della vettura, da quando l’ha acquistata da un meccanico a quando l’ha portata al livello attuale con tanto di Kit Trofeo, assetto su misura, cerchi strepitosi e adesivi vintage. Apprendo così che si tratta di un 5° serie, la prima versione con cambio a 5 rapporti, che il motore è stato rifatto da zero, che l’assetto ha richiesto tantissimo lavoro di messa a punto e che il paracoppa non è una semplice protezione: grazie ai tiranti specifici è un vero e proprio elemento di rinforzo strutturale, tanto da migliorare moltissimo l’esperienza di guida. Tredici minuti dopo averla vista, sono già straconvinto: non me ne vogliano i “ministi”, adoro le vecchie Cooper, ma la A112 Abarth messa giù così sembra un peso mosca pronto a prenderti a cartoni sul muso, in barba ai suoi 51 kg di rabbia & fastidio. La Abarth è meno “pop” della Mini, meno Beetles e più Rolling Stones, per così dire, e più affine a me.

I cerchi in lega argento dal canale maggiorato sembrano incollati ai codolini dei passaruota allargati, riempiendolo oltre il limite. Il colore rosso fuoco la fa sembrare un piccolo frutto, ma dei più infami, che li mangi e poi passi un bel pomeriggio seduto in bagno a pentirti. E’ cattiva, piccola e decisa. Si riesce ad abbracciare tutta con un solo sguardo: il cofano in tinta con la carrozzeria e con la grossa presa d’aria che ha fatto scuola, i fari rotondi in cima al rigonfiamento stile 911, gli adesivi “OLIO FIAT” che fanno tanto sudore e fango, gli abbaglianti supplementari e, al posteriore, i fanali piatti e lo scarico doppio, semplice come una tubazione da mezzo pollice eppure spavaldo e deciso. Un vero gioiello.

Dentro poi, l’effetto pronto-gara è praticamente perfetto. Ok, manca il rollbar, unica modifica ritenuta troppo invasiva da Federico, ma non c’è modo di rimaner delusi. Anzi, il tempo di posare gli occhi sui sedili vintage da corsa, il volantino racing a calice, lo stacca batteria sul cruscotto e la lamiera a vista dove di solito ci sono i sedili posteriori e sono carico a molla.

Quando Fede e Seba chiedono se qualcuno può spostare l’auto per le esigenze foto/video mi fiondo dentro senza esitazione. Il piccolo 1050cc si mette in moto con un ringhio metallico, i giri motore schizzano per aria appena premo il pedale del gas e tutta la struttura trema per un attimo. Nello stesso istante, capisco che ne è valsa la pena aspettare tanto prima di incontrare una A112 Abarth.

Su strada

Federico è deciso a farmi vivere l’esperienza A112 Abarth a pieno, tanto che ha già in mente una strada su cui portarmi. Ma c’è un po’ di strada per arrivarci e nel tragitto di avvicinamento inizio con calma a prenderci la mano. Il motore è eccezionalmente in forma ma è praticamente stock, se si esclude lo scarico leggermente “liberato”. Gira tondo e pieno, muovendo senza problemi i 690 kg (sulla carta, oggi sono anche meno, vista la cura dimagrante di questo esemplare) della Abarth. La frizione è facile da usare, il cambio ha la tipica gommosità delle FIAT più datate, ma trovo tutti i rapporti esattamente dove li cerco, senza impuntamenti. Fino a questo punto, caratteristiche tutto sommato normali: tutto il resto concorre a farmi chiudere la famosa vena, fin dal primo momento. I sedili vintage a scocca, dall’aspetto non troppo estremo, in realtà mi contengono con decisione, anche se “come una volta”: cosce\chiappe inchiodate, spalle contenute ma libere lateralmente. La posizione dei sedili, mi racconta Fede, è un’altra di quelle cose su cui si è lavorato molto, l’obiettivo era posizionarli il più in basso possibile. Tutto quel lavoro ha pagato: la posizione “a sgabello” delle storiche “tutto avanti” qua è decisamente limitata. Sono a pochi centimetri dalla scocca e posso muovere la pedaliera usando tutta la corsa del piede e non solo la mobilità della caviglia. I pedali sono minuscoli e molto vicini, il volante a calice mi porge la sua corona come farebbe il cane di mia sorella con la pallina e tutto sembra al proprio posto.

Una cosa che ho già notato è che la piccola Abarth ha la capacità di far voltare le persone al suo passaggio, ma devo dire che la cosa non mi stupisce troppo. Federico mi indica una strada molto stretta tra due edifici da imboccare per il giro che ha pensato appositamente per me. Non me lo faccio ripetere due volte e parto. La strada è talmente stretta che pare più una pista per i bob, chiuso come sono a sinistra dal crinale della collina e a destra da muretti a secco e qualche cancellata. Sembra larga poco più della citycar su cui mi trovo quindi, così a naso, una spanna e mezza, ed intervalla qualche rettilineo (raro) a moltissimi cambi di direzione che sembrano assolutamente casuali. Come se non bastasse, ci sono anche cambi di pendenza continui che rendono questa ascesa (o discesa, dipende dai tratti) abbastanza impegnativa. Stretti in questa pista da biglie la piccola Autobianchi sembra decisamente veloce, con la 2° come marcia prediletta. Il 4 cilindri è minuscolo ma sembra dimenticarlo: tenetelo sopra i 4000 giri\minuto e avrete una risposta corposa, portatelo a 6000 e avrete una piccola vettura incazzusa per le mani. Persino il suono che emette è ruvido ed aggressivo, il suono di un motore impegnatissimo a sconfiggere i pregiudizi sulle dimensioni. L’assetto è rigido ma la mancanza assoluta di inerzia permette alle sospensioni di gestire senza alcun problema i movimenti sussultori, tanto che, dopo un primissimo momento, i crinali ed i dossi semplicemente non mi interessano: ci passo sopra in appoggio e la Abarth saltella, atterra e continua imperterrita a gridare felice. Nei tratti in salita, però, una volta inserita la 3°, il motore non può far altro che accusare il colpo, rallentando la sua ferocia e, alcune volte, plafonandosi un po’. I freni, per quanto ovviamente tarati su un periodo storico in cui era normale frenare sui platani, non sono così male: certo bisogna spremerli a fondo, ma anche grazie agli pneumatici Yokohama da 155 mm si riesce sempre ad eliminare la velocità in eccesso. In verità più ci prendo la mano e meno freno: il 1050cc è frizzante ma è chiaro che, sulla A112, non bisogna sprecare la velocità accumulata con tanto impegno dal 4 cilindri.

L’avantreno, infatti, è capacissimo di far curvare l’Abarth, caricandosi il grosso del lavoro e, anche grazie al passo minuscolo, trascinando il posteriore fuori dalle curve con il minimo sforzo. L’Abarth ha una personalità dilagante, ti spinge a guidarla quasi con ferocia, tirando le marce e buttandola in curva senza ritegno, mentre lei saltella, vibra e suda, tipo una vespa quando qualcuno cerca di schiacciarla. C’è però una caratteristica che mi obbliga a ritararmi. Benché le inerzie siano minime, ciò che mi sta impegnando moltissimo è l’angolo di sterzata. Immaginate la vostra curva preferita, quella che avete fatto mille volte. Ora pensate alla posizione delle vostra mani al punto di corda. Fatto? Ecco, qua avete bisogno ALMENO del doppio della sterzata per ottenere la stessa rotazione. All’inizio sono un po' perplesso, poi, quando finalmente il mio cervello e le mie mani smettono di fare resistenza, entro nel giusto ordine di idee e comincio a divertirmi come un pazzo. Tratto in discesa, la A112 Abarth tocca il limitatore in 2°, continuo ad accelerare. Davanti a me si palesa una curva decisamente più stretta di quel che mi aspettassi, una 90° a destra su un ponticello.

Freno con tutta la gamba, l’Abarth si impunta in avanti tipo le frenate a fondo dei cartoni animati, attraverso il volante sento il peso schiacciare le sospensioni anteriori a terra con forza, ruoto con urgenza il volante, cambiando posizione delle mani ben due volte. Le ruote stridono ma l’Abarth è esattamente sul suo terreno di caccia: con una certa noncuranza cambia direzione alla velocità di un Super Tele calciato a tutta forza, riporto le ruote dritte lavorando con le braccia sul volante e con incredibile soddisfazione ricominciamo ad accelerare sulla discesa successiva. Oh, mi sento un eroe, senza un motivo apparente, mi sto divertendo da matti su una vettura degli anni ‘70, con tutti i suoi limiti. Quando torno da Federico e gli parlo dello sterzo e di quanto lavoro necessiti lui annuisce soddisfatto: era proprio quello che voleva farmi provare, tutto quel lavoro oldschool che però, una volta assimilato, risulta incredibilmente soddisfacente. Il mio rispetto per la A112 è cresciuto rapidamente, ma voglio una strada più aperta per vedere come se la cava anche in un ambiente meno “lillipuziano”. Federico non ha dubbi e mi porta su una strada che taglia la campagna in due, con curve veloci, chicane, asfalto rovinato e sporcato dai trattori che fanno avanti e indietro per i campi.

Quello che succede nei chilometri successivi è che mi diverto come un matto, ancora più di prima. Il 4 cilindri, ora che la strada è piatta e non deve lottare anche contro quell’infame della gravità, sembra spingere il doppio, riempiendo il contagiri anche in 3° e 4° con impeto. Il semplice fatto di stare su questa piccola vettura con le orecchie piene del suono arrabbiato del motore e la campagna che sparisce dalla mia vista laterale è un’esperienza fantastica, ma è nelle curve veloci che la A112 si sveglia ulteriormente. L’anteriore resta sempre stabile, scivolando di qualche centimetro quando incontro zone sporche. Il motore, quando torno sul gas, inchioda il telaio al suo posto, permettendo di mantenere medie che, da qua sopra, mi sembrano altissime. In verità no, non è così: raramente leggo numeri a 3 cifre sul tachimetro, eppure mi sto divertendo come un matto. Certo è che questi 70 cavalli spingono come non credevo fosse possibile. Aumento il ritmo, rido, dico frasi sconnesse, e adesso la A112 è pronta a svelare un altro lato del suo carattere: quel posteriore che fino ad ora è rimasto al suo posto e che adesso si sveglia all'improvviso. Curva a sinistra, alleggerisco un pelo il gas in entrata per dare una mano all’anteriore, inserisco e affondo il gas, la curva sembra finire ma l’infame stringe di colpo. Lascio il gas, il telaio è carico di energia cinetica, il posteriore scarta di lato e l’anteriore guadagna immediatamente mezzo metro di traiettoria, riaffondo l’acceleratore e l’Abarth torna a spingere, dritta sul punto di corda. Può sembrare qualcosa di allarmante, ma non lo è: l’assoluta mancanza di inerzia, unita alla qualità “elastica” del telaio della A112, regalano reazioni controllate e correggibili con il minimo input. Non vado a cercare sbandate ad ogni curva, sarebbe uno spreco di energia. Ma adesso freno ancora meno: l’avantreno ora è sotto pressione, le gomme anteriori toccano i passaruota quando incontro qualche dosso e il posteriore saltella un pochino sugli avvallamenti, ma io e l’Abarth andiamo d’accordo, tanto che adesso mi viene naturale usare così tanto le braccia per curvare.

Qua e là, quando porto troppa velocità in curva, sollevo il piede dal gas, lasciando che una leggera scivolata del posteriore mi aiuti a chiudere la curva. Sinistra - destra, sollevo dietro di me una nuvola di terra e paglia al mio passaggio, non freno, lascio solo il gas per un attimo in entrata, l’Abarth si assesta e curva, leggero sottosterzo quando porto l’acceleratore a tappeto, poi risollevo il gas, inserisco a destra, nel movimento il posteriore arrotonda l’inserimento, acceleratore di nuovo giù. Rallento, rido, tiro pacche al volante dell’Abarth. Un contadino appoggiato ad una zappa, penso abbia 70 anni, mi guarda severo e poi mi mostra il pollice, aprendosi in un sorriso. Non so quanto di questo comportamento sia da imputare alle modifiche Trofeo, ma nemmeno mi interessa: se mai avessi una A112 è esattamente così che la vorrei. E’ ora di lasciare l’Abarth a Federico. T'ho voluto bene, cara A112.


Considerazioni finali

Rileggendo il pezzo, per concludere degnamente, mi rendo conto di dover fare forse una precisazione, nel caso il mio entusiasmo sia stato eccessivo. La A112 Abarth è un’auto leggera, ok, ma i 70cv soffrono le pendenze pronunciate e la velocità pura di cui è capace, in linea retta, è modesta. Ma, al tempo stesso, questo piccolo motore è la dimostrazione che spesso il modo in cui la potenza viene erogata, in cui “gira”, è quasi più importante dei numeri. Già, perché il 1050 cc suda e si dà da fare almeno quanto te, restituendo rumore e tutta spinta di cui è capace, forse anche qualcosina di più. Non si può fare a meno che adorarlo, non fosse altro che lo si sente faticare con entusiasmo, e con lui tutta l’auto. La guida è, ovviamente, incredibilmente vintage, ma nel senso buono del termine: un insieme di caratteristiche da assimilare, se si vuole tirare fuori tutto quello che la Abarth può dare. Sei tu che devi adattarti a lei, ma se lo fai, ti renderai conto che la A112 è anche in grado di regalare a piene mani momenti di assoluto divertimento senza pretese. Ok, supera anche questo momento, ed eccoci: ora, mentre è in punta di piedi sotto di te, con il posteriore che sembra comandato con un filo che parte dritto dritto dall’acceleratore, l’anteriore piantato e il motore che sbraita a 6000 giri\minuto...

Ecco, questo è l’esatto punto in cui la A112 Abarth appare perfetta così com’è.

Un enorme ringraziamento va a Federico, perchè l’entusiasmo che mi ha trasmesso e l’impegno profuso nel portarmi dentro questa esperienza è stato incredibile.

Grazie davvero, la A112 Abarth avrà sempre un posto nel mio cuore, anche grazie a te.

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