renault clio rs 3

- l'ultima della stirpe -

“L’avantreno traccia una perfetta linea sull’asfalto caldo e adesso, con più velocità, il posteriore sembra ruotare attorno ad un perno. Non è sovrasterzo, non va corretto in alcun modo ed è un movimento perfettamente naturale, come se l’asse posteriore avesse 5 gradi di imbardata programmata. Questo atteggiamento del posteriore regala alla Clio la capacità di chiudere le curve con molto meno sterzo di quanto si pensi”.

La Clio 3 RS è una sorta di canto del cigno per una intera e lunga stirpe di vetture francesi in grado di dettare legge nei Rally di tutta Europa. Una stirpe di eroine, auto difficili ma generose e competenti. Com’è guidare una RS oggi, per di più su strade spesso utilizzate per le prove speciali dei rally piemontesi?

01 giugno 2021| scritto e pensato dalla mente malata di M.Carito | editato e corretto dal pensiero distorto di Gabry | Inquadrato, scattato, editato dalla mano mossa di Gabry

A metà del primo decennio degli anni 2000, se cercavate una compatta sportiva affilata e tecnica, la scelta era semplicissima. A meno di comprare una esotica (e costosa) Honda Civic Type R, l’unica seria proposta per gli amanti della guida "dura & pura" rispondeva ad un solo nome: Clio RS. Qualsiasi altra proposta non poteva nemmeno lontanamente avvicinarsi alla focalizzazione dei prodotti Renault Sport, con buona pace di Peugeot e affini. La stirpe Clio ha così tiranneggiato sulla categoria peggio dei cattivi di Game Of Thrones: 16v, Williams, RS 1, RS 2 e RS 3. Non scendo nei dettagli delle versioni speciali, perchè non voglio dilungarmi troppo. Fa una discreta impressione come albero genealogico, o sbaglio? A qualsiasi Rally ci si trovasse come spettatori, le Clio erano presenti a sciami, monopolizzando spesso la classifica finale di Gruppo N e Gruppo A. Non solo, la divisione Renault Sport era così libera di pensare in modo “hardcore” da potersi permettere di presentare una Clio a motore centrale, la mitica V6, oltre che auto iperfocalizzate come la Megane RS R26R. Altri tempi, mi viene da dire, la tipica frase che mi avvicina di una spanna all’andare a vedere i cantieri con le braccia dietro la schiena. Clio 16v e V6 a parte, tutte le altre hanno connotati comuni, una sorta di spina dorsale della stirpe RS. La prima immancabile caratteristica è il motore 2.0 16v, preso pari pari dalla Renault 19 16V e, per la prima volta, sotto il cofano di una Clio nella mitica Williams. La seconda caratteristica, tipica per altro delle auto francesi dell’epoca, è la presenza di un ponte posteriore “allegro”, che dona in egual misura agilità e spavento, a seconda di quanto siate in grado di gestire il sovrasterzo di rilascio. Poi sono arrivati i motori turbo, i telai lobotomizzati e tutto è finito, purtroppo. La Clio RS, in effetti, più o meno esiste ancora oggi. Addio alla snella e rigida carrozzeria a tre porte perché la discendente è solo a cinque porte. Addio al 2.0 16V dal carattere ruvido, dentro il solito turbo dal carattere simil-elettrodomestico, un 1.6 litri. Addio anche al cambio manuale a favore di un bel cambio automatico. Ma, soprattutto, addio a quel comportamento affilato del telaio, così tecnico e chiacchierone nella guida impegnata. Il risultato è che la discendenza RS è oramai un lontano ricordo: la nuova Clio in versione sportiva non è nemmeno lontanamente la scelta perfetta da chi, come me (e voi immagino), compra le auto in base alle sensazioni di guida. Tristezza a palate.

Impressioni a ruote ferme

Immaginerete quindi il mio entusiasmo nel trovarmi di fronte l’ultima delle Clio RS “vecchia maniera”: una strepitosa RS 3 “phase 1”, la prima dei tre restyling su base Clio 3. Anche se non l’ho mai guidata è come ritrovarsi a tu per tu con la tua vecchia cotta delle medie. Il perchè è semplice. Oltre ad averla sempre inserita nella mia personale top 3 delle compatte, nel mio passato sono andato vicino all’acquisto di almeno due serie di Clio RS. Per l’esattezza una grigia RS1 ed una arancione RS2, e solo per puro caso non si è mai finalizzato l'acquisto. A mia parziale discolpa, però, una di esse non la comprai perchè misi le mani su una 306 Rallye. Ma questa è un’altra storia…

L’aspetto della Clio è, ai miei occhi, più stupefacente adesso che nel 2007. Vedere da vicino quanto Renault Sport fosse libera di modificare la Clio liscia è impressionante, in particolare in un’epoca come la nostra in cui le sportive o presunte tali sono praticamente identiche alle versioni standard accessoriate. Al contrario, la Clio RS non fa nulla per nascondere la propria indole. Le giro attorno, partendo dal tre quarti posteriore destro. Lo sguardo è attirato dai due scarichi, uno per lato, di dimensione “tecnica”. Avete mai visto un terminale di una vettura da Rally grosso come una grondaia? O quattro scarichi su un 4 cilindri? No, esatto. Alzo lo sguardo. Il cerchio posteriore da 17 pollici e dal disegno spiccatamente racing, è contenuto dal passaruota posteriore, leggermente bombato. Bello, ma quando sposto lo sguardo verso l’anteriore la Clio RS mi colpisce dove sono più sensibile, cioè nei dettagli "race-replica".

I passaruota anteriori sono così bombati da far sembrare la Clio uno di quei pitbull che, con il loro petto da culturista, indicano a chiare lettere dove risiede tutta la loro potenza. Verso la portiera la bombatura si apre in una grossa presa d’aria e regala agli occhi l'esatta percezione di quanto è stato allargato l’avantreno della RS. La risposta è “tanto”. I fari anteriori, posti alle due estremità del cofano, risalgono un po’ verso il fianchetto, come di moda in quegli anni, e donano ancor di più una sensazione di “piazzatezza” a tutto l’insieme.

La RS riesce ad essere semplice ed al tempo stesso incredibilmente decisa, come se avesse appena detto “poche cazzate, qua si fa sul serio”. Mi sposto per guardare l’insieme della Clio. Di solito non amo gli adesivi sulle auto, ma queste grafiche gialle su fondo nero accentuano ancora di più l’aria da Gruppo N della RS. Cosa che, per definizione, non può essere un difetto.

Che dire del lip anteriore in gomma morbida, tanto basso da sfiorare l’asfalto? E degli pneumatici anteriori, dalla campanatura generosa, che nonostante i passaruota allargati nella vista frontale si affacciano dalla parte inferiore del paraurti? L’aura attorno alla Clio RS è speciale.

Apro la portiera. Mentirei se vi dicessi di non aver provato una fitta di delusione: questo esemplare non è una versione F1, quindi non ci sono gli strepitosi sedili a scocca Recaro. Quei sedili sono in grado, da soli, di portare l’abitacolo della RS ad un altro livello qualitativo. Quelli “standard”, invece, hanno un disegno molto innocuo, se così si può dire. Ma sto peccando di superficialità, perchè una volta dentro questi sedili mi regalano una seduta così bassa e tecnica da farmi uggiolare di gioia. I fianchetti laterali del sedile quasi mi obbligano a tenere le braccia piegate in modo corretto e ad impugnare il volante in posizione 9-15.

Sposto un po’ avanti il sedile, raddrizzo lo schienale e impugno il volante cicciottello con la lineetta del centro rossa, in pieno stile rallystico. A dire il vero avrei preferito un volante più verticale, invece che inclinato verso il parabrezza, ma sono dettagli. La pedaliera in metallo traforato è, ovviamente, perfettamente in stile con il resto.

Lascio scivolare lo sguardo dal contagiri, con la zona rossa vicina alla tacca dell’8, e noto quasi con disappunto che il pomello non è una bella sfera di metallo in stile Gruppo N. E’ invece un semplice pomello nero e non particolarmente “racing”. Ok, mi sto lasciando prendere la mano.

Già da fermo, però, il mood in cui la RS è riuscita a trasportarmi è quello giusto: accendi e guida, cosa aspetti? Attraverso gli scarichi “liberi” di questo esemplare, il 16v borbotta con una voce notevole. La Clio RS 3 “phase 1” fu molto criticata all’epoca: il motore da originale, invece dei 197cv dichiarati, ne sviluppa molti meno. Si vocifera un “circa 160 o poco di più”, insomma, una bella delusione. Renault, viste le critiche, corse ai ripari tirando fuori la Phase 2, chiamata “200” in virtù dei cavalli che sviluppava, e l’ultima, la Phase 3, anche detta “203”. Per altro, solo quest'ultima versione pare sviluppi realmente i cavalli dichiarati… La nostra Phase 1, grazie ad uno scarico più libero, all’aspirazione rivista ed una mappatura ad hoc, ha recuperato i cavalli persi per strada arrivando a rullare 197 cavalli tondi tondi. Giusto perchè Fabio, il proprietario, paghi il bollo corretto, mica per altro. Metto la prima, stacco la frizione e imbocco la strada per il test.

Su strada

Per testare la sua Clio, quest’oggi Fabio ci ha portato su un misto stretto di stradine già teatro di prove speciali di alcuni tra i più celebri Rally piemontesi. Sembra sia un tipo che sa divertirsi, il ragazzo. La strada è stretta, piena di dossi, avvallamenti e alterna sezioni veloci a vista con tornanti in salita che sembrano rampe di un garage. Rispetto alle ultime turbo che ho guidato, qui ho immediatamente bisogno di ritararmi se voglio muovermi velocemente a bordo della RS. Il motore, in seconda marcia, sale di giri velocemente ma è solo oltre i 5000/5500 giri che il 16v scatena tutto il suo potenziale, urlando e sbraitando. Allungo sino a circa 8000 giri/minuto, freno a fondo, inserisco la RS in un tornantino a destra. Esco dallo strettissimo tornante con l’avantreno che spara fuori il resto della Clio verso il rettilineo successivo.

Sono passati circa 60 secondi da quando sono alla guida ma sto già godendo mentre schiaccio a fondo il pedale del gas in attesa di riattaccarmi ai freni per affrontare il prossimo tornante sinistro. Godendo, si, perchè la RS mi sta bombardando di stimoli da quando ho accelerato a fondo qualche metro più indietro. Come quando ti metti in bocca un pezzo di pizza napoletana, di quelle fatte ad hoc nel forno a legna. Un primo assaggio in cui resti stupefatto dall’insieme di sapori, di gusto, di pura arte e sviluppo. Le orecchie fanno la ola in sincro all’aumentare dei giri motore, con il suono che passa da rauco ringhio ai regimi intermedi ad un vero urlo di guerra in prossimità della zona rossa. In fase di rilascio del gas, dai terminali escono scoppiettii disordinati. La frenata è forte, netta, sicura, e quasi senza cercarlo il mio piede destro ha regolato la pressione sul pedale centrale sino al punto di corda. Il mio cervello, adesso, è impegnato a mantenere il motore il più alto possibile ma non può ignorare che l’avantreno ha appena polverizzato il tornante con una noncuranza assoluta, dando un senso pratico alla larghezza visiva del “davanti” di questa Clio. 60 secondi o poco più di guida. La cosa bella di questo primo tratto di strada è che mi pone, in sequenza, sempre la stessa sfida: 6/7 tornanti intervallati da brevi rettilinei da 2° mercia ed un pizzico di 3°. Non posso far altro che accelerare sempre di più, frenare sempre più sotto al tornante e, una volta inserito l’avantreno in curva, ridare gas con più decisione possibile. Presto mi ritrovo in uscita ad avere un po’ di sottosterzo di potenza. All’inizio mollo il gas, ma capisco subito che non è la scelta giusta. Non bisogna andarci per il sottile con questa Clio, perciò tengo giù il piede. Così la Clio RS sbanda un po’, aumentando la sensazione “rally”, per poi ritrovare aderenza man mano che il volante torna in posizione centrale. Non si può alleggerire il gas in uscita perchè altrimenti si resta un po’ “appesi”, con il 4 cilindri appena fuori dalla fascia di massima potenza. Bisogna fidarsi di quell’incredibile avantreno: il sottosterzo è avvertibile ma la Clio resta perfettamente controllabile. Il sottosterzo è più il risultato di quello che succede sotto gli pneumatici anteriori che un vero e proprio problema, perché in qualche modo la traiettoria rimane quella che hai scelto.

Quando sposto l’attenzione dallo stupefacente anteriore all’insieme del telaio, come in uno zoom al contrario, mi accorgo che la sensazione è quella di un’auto quadrata. Il posteriore, a questa velocità, segue senza alcun problema l’avantreno, restando fermo ma in punta di piedi. Per ora non c’è traccia del classico posteriore rovina mutande delle francesi. Davanti a noi la strada serpeggia in mezzo al bosco, più o meno diritta. Seconda marcia fino al limitatore, poi 3°, piccola grattatina e poi 4°. Tengo una traiettoria il più possibile rettilinea, sfruttando dove possibile la maggiore visibilità. La Clio RS “salta” sugli avvallamenti dell’asfalto ma le gomme restano perfettamente a contatto con la superficie stradale. I restanti 10 minuti di guida sono eccezionali. La fiducia sull'avantreno è oramai assoluta, riesce a regalarmi sempre un pizzico di aderenza in più di quanto mi aspetti, trasmettendo attraverso il telaio una sensazione di completa “professionalità”, come se le gomme fossero schiacciate a terra da una forza monumentale ma delicata. Il volante, dalla corsa piacevolmente diretta, è invece fin troppo tranquillo. Per essere un comando con servoassistenza elettronica è accettabile, ma rispetto al resto degli input è un po’ indietro, come se fosse l’unico timido ad una festa di comici. Il cambio, invece, è francesissimo: l’inserimento della 3°, sia in salita che in scalata, porta ad una leggera grattata. I syncro di questo rapporto sono rovinati, come sempre sulle vetture francesi, dai tempi della Clio 1,8 16v dei primi anni ‘90. I freni, invece, brillano: la frenata è sempre forte e costante ma è la modulabilità che mi esalta fortissimo. E’ possibile capire, attraverso il pedale centrale, l’esatta forza da imprimere al comando, così da passare con precisione da una frenata a fondo ad una leggera leggera, giusto per accompagnare la vettura al punto di corda. Quando la frenata è così tattile è una vera goduria la gestione della decelerazione, quasi come se fosse il crescere dei regimi di un motore. Eccezionale, come ci si aspetta d’altronde da un impianto Brembo. Il ritmo ora è vagamente scatenato, o almeno così mi sembra, bombardato dalle sensazioni che la RS mi lancia come coriandoli a Carnevale. Nelle curve veloci, se possibile, la sensazione di agilità è addirittura più forte. Arrivo ad una veloce curva a destra, in forte pendenza. Sono in 4°, scalo in 3° (grattatina), mollo i freni e inserisco. L’avantreno traccia una perfetta linea sull’asfalto caldo e adesso, con più velocità, il posteriore sembra ruotare attorno ad un perno. Non è sovrasterzo, non va corretto in alcun modo ed è un movimento perfettamente naturale, come se l’asse posteriore avesse 5 gradi di imbardata programmata. Questo atteggiamento del posteriore regala alla Clio la capacità di chiudere le curve con molto meno sterzo di quanto si pensi. Se si è decisi con l’acceleratore, una volta impostata la curva, la Clio Rs resta composta e precisa, come se invece che sconfiggere la strada cercasse di scivolarci sopra il più velocemente possibile. E’ in esatta antitesi con la sensazione che oggi danno le compatte sportive, che anzi fanno a gara ad essere il più imperturbabili possibili. La Clio RS si muove, saltella, vibra, ma in qualche modo gestisce queste cose senza mai sembrare fuori controllo o pericolosa. Ovviamente, il ritmo non può essere quello delle moderne compatte turbo: la mancanza di coppia del 2.0 16v rispetto ai moderni turbo è abissale, ed in particolare quando si affrontano curve cieche o non si conosce la strada, spesso si finisce per trovarsi un po’ “piantati” in mezzo alla carreggiata. Bisogna scalare o attendere che il motore arrivi vicino alla zona rossa per trarsi d'impiccio. Però...quando la strada è libera, a vista, e si riesce a far funzionare la RS nel modo corretto, ciò che la Clio ti regala è un momento di pura e semplice estasi da guida. Taglio all’interno di una veloce curva a destra, strappando i fili d’erba, con la RS che sbraita e rimbalza un poco sulle sospensioni esterne e spremo a fondo l’acceleratore cercando di cambiare il più velocemente possibile. In fondo a questo “rettilineo” c’è una veloce curva a sinistra, in leggera salita, che attendo con trepidazione. A vederla così sembra un'unica lunga traiettoria, ma percorrendola ci si accorge che a metà è come se la curva fosse “spezzata”, perché chiude ancora di più in modo del tutto inaspettato. Me ne sono accorto già prima, mentre guidavo sulla stessa strada la Punto di appoggio, e ho immediatamente preso un'annotazione mentale: “OCCHIO”. Insomma, la classica curva con un pizzico di infamia dentro, perchè è tutta a vista e si è portati a farla a cannone. Freno forte, scalo in 3° (grattata), 2°, e butto la RS in curva. La Clio reagisce con il solito balletto: avantreno solido come una roccia, retrotreno che allarga un filo prima di assestarsi al perfetto angolo d’attacco. Torno sul gas, come sempre stupito da quanto velocemente si possa fare su questa RS. Quando arrivo al punto di “rottura” della traiettoria, con la Clio appoggiata sulle ruote esterne e il posteriore con il suo caratteristico angolo di imbardata, devo per forza mollare il gas. E’ l’esatto momento in cui, con la 306 Rallye, stringevo le chiappe così forte da spaccare le noci. Vi dico, nel caso ce ne fosse bisogno, che non ci ho mai provato sul serio. Ci siamo. Mollo il gas e aumento l’angolo di sterzo, pronto a controsterzare ed a tornare sul gas nel caso si presentasse il tipico sovrasterzo da rilascio. La Clio RS, però, è l’ultima evoluzione della propria stirpe e ci tiene a farlo sapere. Il posteriore allarga ancora, permettendo all’avantreno di orientarsi verso il secondo punto di corda e quando torno sul gas il sovrasterzo si blocca all’improssivo, così come si era innescato. Wow. Esco dalla curva con il motore vicino al limitatore, rallento, e mi giro verso Fabio “Hai davvero un’auto pazzesca, lo sai vero?”

Andiamo ancora su per qualche minuto, fino a quando un contadino di zona, sentendoci arrivare, gesticolando ci urla dietro un “Testa di c@zzo!” perfettamente scandito. Evidentemente preferisce il suono del decespugliatore a quello del 2.0 16v Renault. Purtroppo è giunto il momento di restituire la Clio a Fabio.

Considerazioni finali

Scrivere di un argomento “soggettivo” come le sensazioni di guida ti mette di fronte, spesso, a scelte ben precise. Non puoi essere troppo “soggettivo” perché sei da questa parte del foglio di carta (ok, file Word) e non puoi scrivere un tuo “manifesto di guida”, saresti fazioso ed alla lunga palloso. Non puoi nemmeno ripetere sempre le solite cose del tipo “una volta ci si divertiva di più”, perchè ci si aspetta che, nel suo piccolo, chi scrive vada oltre la retorica e le frasi fatte. Eppure, ora, nonostante tutti questi sacrosanti ragionamenti non mi sento troppo lontano da una conclusione “qualunquista”. La Renault Clio RS è stata semplicemente brillante, praticamente in ogni suo aspetto. Velocità pura a parte, come detto prima, la RS sbaraglia praticamente tutte le compatte moderne in quanto a puro divertimento e pura immersione sensoriale. E’ tattile, regolabile, sensibile, organica e analogica. Porta l’esperienza di una compatta sportiva da semplice possesso ad un rapporto di reciproca conoscenza e comprensione, ad una collaborazione lunga, impegnativa e fruttuosa. Sicuramente se avessi guidato la Rs su una strada meno impegnativa, o addirittura nel traffico, mi sarebbe sembrata lenta e inutilmente rumorosa. Ma qua, oggi, mi ha donato a piene mani divertimento, insegnamenti e momenti memorabili.

Perchè? Perchè, dal primo secondo dietro al volante, la Clio RS si è messa al mio fianco come una fidata compagna di giochi, a prescindere dalla difficoltà della strada. E' un'auto che richiede ovviamente i giusti input, ma una volta ricevuti si mette a completa disposizione del pilota, donando capacità a piene mani. Non ti relega ad un ruolo secondario, anzi, ti esalta nel momento in cui fai le cose fatte per bene. C’è qualcosa di sbagliato in tutto ciò?

Ho appena scoperto che hanno aperto un nuovo cantiere. Quasi quasi oggi pomeriggio vado a dare un’occhiata...

Grazie mille Fabio, la tua clio RS 3 è semplicemente strepitosa. Il semplice fatto che un ragazzo di 24 anni cerchi un’esperienza così pura mi fa pensare che forse non tutto è perduto.

Melodrammatico? Forse si, ma la penso così.

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