- NOBLE M600 CARBON SPORT: LA VOITURE FATALE -

Nobile di nome e di fatto: l’abito che la riveste è intessuto nella preziosa fibra di carbonio, rendendola una delle Supercar più esclusive che siano mai state partorite dal genio automobilistico british. Ad un aspetto insospettabilmente pacato fanno da contraltare una meccanica da priapismo e dei modi decisamente loschi.

15 ottobre 2021 | scritto e pensato dalla mente malata di A.Volza |

Sappiamo più o meno tutti che, quando si parla di auto britanniche, la prima parola che si associa è: follia. Pensiamo alle Lotus o, meglio ancora, ad autentici missili terra aria come le Ariel (che fighe, venderei il deretano per averne una) capaci di rendere banale un’istrionica Lamborghini e di umiliarla in pista.

Ecco, la Noble nasce con la stessa filosofia, ossia di creare mezzi oltraggiosamente veloci e capaci di prestazioni devastanti. Forse non è particolarmente nota, dato che è un’azienda artigianale di appena 20 dipendenti situata in quel del Leicester.

Però quel che ci importa è della M600, nello specifico la Carbon Sport (un nome una garanzia). È la classica Supercar che non ti aspetti, perché a vederla sembra quasi “banale” ma la sua bellezza si dispiega attraverso una costruzione «meticolously hand-built» vale a dire che l’unico limite è l’immaginazione. E la vastità del conto in banca, dunque astenersi poveranza, of course.

Una vista laterale che ti turberà il sonno. Il carbonio ulula di bellezza e le linee, semplici ma senza tempo, la rendono subito riconoscibile.

Di fatto, la Noble ha introdotto la M600 nel lontano 2009, col preciso intento di offrire prestazioni da hypercar al prezzo di una supercar. Un affare, insomma. Tuttavia, non pensiate sia una di quelle auto che si fanno portare a spasso tutte docili e obbedienti. Qui non c’è spazio per acronimi di sistemi elettronici fantasiosi o altre sciccherie, perché l’obiettivo principale della M600 è spedirti a campi. No, beh, vuole solo le tue attenzioni mentre la GUIDI. Un concetto oggigiorno perduto ma in Noble credono fermamente che esista ancora qualche irriducibile dell’analogico puro (meritano una statua, anche subito!). E allora ogni cosa che possa rovinare il feeling tra pilota e auto è rigorosamente bandita. Controllo di trazione? Non so che lingua sia; sistemi di guida autonoma? Nemmeno loro esistono nel vocabolario della M600, come neppure cambi a doppia, tripla, quadrupla frizione. E, dulcis in fundo, non c’è traccia nemmeno dell’Abs! Ebbene sì, se volete sperare di tenerla in strada, dovrete prenderla per le corna e domarla come una belva assatanata. Anche delle gonadi di titanio sono le benvenute.

Ma è ora di parlare di cosa si nasconde sotto quella carrozzeria conturbante. In primis, la nostra beniamina è a motore centrale posteriore, e si fregia di un telaio realizzato appositamente per lei. Si tratta di uno spaceframe composto da un mix di acciaio e lega d’alluminio, a cui sono unite raffinate sospensioni a doppio braccio. Uno chassis che profuma di vecchia scuola, vero? Ma del resto, la leggerezza è ciò che più importava alla Noble e questa soluzione ha consentito di ottenere un peso, a secco, di 1198 kg dichiarati. Siamo direttamente nel territorio delle auto da corsa. Giusto per rendere l’idea, una 911 GT3 Cup ferma l’ago della bilancia a 1200 kg, però «race ready».

Il cuore pulsante è un V8 di origine Volvo ma disegnato dalla Yamaha-Judd. Il propulsore è decisamente avanzato verso l’abitacolo, quindi perfetto per scaldarvi durante le camporelle.

Naturalmente, come ogni special artigianale che si rispetti, anche la Noble deve ricorrere a motori assemblati da terzi, per contenere le spese. In tal caso, mamma Volvo fornisce la base di partenza, dato che si tratta dello stesso 4.4 V8 che veniva impiegato sulle XC90. Esatto, quel panzer svedese adorato da chi fa shopping a Göteborg. Sulla M600 è dotato di due turbo Garrett, e ha una chicca molto interessante: si possono scegliere tre mappature, ciascuna con un livello di potenza dedicato. Si parte quindi dal livello Road, con pressione turbo di 0.6 bar e 450 cavalli (per fare la spesa in tutta comodità). Lo stage intermedio è il Track, che con 0.8 bar porta la cavalleria a 550 cavalli e già basta per fare gli hooligans ai trackdays (ma è indicata anche per inseguimenti a sangue con le Panda della Municipale). Infine, la modalità Race (perché chiamarla “death mode” suonava male), tarata a 1 bar, sprigiona la bellezza di 650 puledri imbizzarriti. Tra l’altro, è la stessa potenza sviluppata dal 5 litri della Volvo V60 V8 SC, che è imparentato col 4.4 della Noble. Un vero martello di Thor insomma.

In termini di prestazioni, manco a dirlo, siamo su livelli epici, perché in tre secondi si toccano i 100 all’ora. Ma quel ragazzone montato là dietro può anche catapultarvi a 200 km/h in 8.9 secondi. Sempre ammesso che non vi sia venuto un infarto nel frattempo, ovviamente. Però tanta esuberanza deve essere gestita con attenzione, perché la trasmissione, un Graziano 6 marce anch’esso fatto su misura, è soltanto manuale e non è previsto nessun launch control . Quindi non resta che scegliere se entrare nella leggenda con burnout infiniti o abbracciare i tronchi degli alberi vicini. Fun fact: sul percorso di prova di Top Gear fece registrare un tempo sul giro migliore della Zonda F e della Veyron!

L’inquadratura di tre quarti evidenzia i poderosi sfoghi dell’aria al posteriore e un minaccioso estrattore. Ma vogliamo parlare della vernice Maroon? Di una sensualità estrema.

Veniamo ora all’abitacolo, che su un’auto artigianale è sempre sensazionale. Be, in questo caso non è tra i più esaltanti, dato che si nota come il fine di chi l’ha progettata fosse renderla ridotta all’osso, più che elegante. Certo i rivestimenti, interamente personalizzabili in termini di pellami e combinazioni di colore, trasudano cura. Ma non aspettatevi schermi touch sparsi in ogni dove, comandi vocali e altre amenità. Qui si deve rimanere concentrati e, in tal senso, c’è tutto quel che serve: un volante perfettamente dimensionato, leva del cambio sopraelevata. E un bel freno a mano meccanico, non fosse mai che qualcuno volesse darsi ai traversi artistici (lo so che volete derapare alle rotonde, là in fondo!).

Il cockpit si presenta ordinato ed essenziale. Ma i rivestimenti in pelle profumano solo a vederli e l’atmosfera, evidenziata dal tono granata, riporta ai tempi delle mitiche GT inglesi

Abbiamo capito, insomma: un’auto dannatamente speciale ed esclusiva, fatta su misura per ciascun cliente. E una di quelle auto che, solo a vederla, ti svoltano la giornata. Aggiungiamo alla ricetta prestazioni monstre e una purezza analogica sconosciuta alle rivali e avremo il distillato del brivido della guida.

Ovviamente un cocktail così esplosivo si fa pagare, anche se non c’è un prezzo preciso, dato che varia in base alle specifiche. Orientativamente, si parte da 200.00 Euro. Ma, dopotutto, una voiture fatale regala gioie e dolori…

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